martedì 1 agosto 2017

L'antico vaso andava portato in salvo (Frammento I)



Roussospiti, Creta, 18 luglio 2017.


Taverne, taverne ovunque. 

In generale, nei miei viaggi, ho notato che più si va a sud e più è alta la concentrazione di posti in cui si può mangiare. Tanto per fare qualche esempio, partendo dal nord: in giro per l’Islanda avremmo saltato diverse volte la cena se non ci fossimo portati del cibo in scatola da casa; in Norvegia molte cucine chiudevano alle 20: ho perso il conto di tutte le volte che siamo stati gli ultimi di quella sera a cenare in quel dato ristorante; in Scozia ho già parlato qui di quando abbiamo cenato con birra e un sacchetto di patatine in due.  

A Creta decisamente non abbiamo avuto problemi né di orario, dato che i locali cenano abitualmente alle 22, né di scarsità di ristoranti: persino nelle località più piccole e remote tipo Roussospiti (dove avevamo la nostra base) non abbiamo avuto difficoltà a scegliere la nostra taverna di riferimento, anzi è stata lei a scegliere noi, quando il proprietario della taverna ci ha letteralmente accompagnato all’appartamento che avevamo preso a noleggio per quella settimana, che noi ovviamente non stavamo trovando, dato che Roussospiti non ha i nomi delle vie e consiste in un’unica tortuosa strada principale con larghezza variabile da 1.5 a 3 metri da cui si dipartono vie laterali sterrate con pendenza minima del 20% in salita. Noi abbiamo ricambiato cenando lì la prima sera, e anche la seconda perché la prima ci era piaciuta. Se mai passate da quelle parti, cercate l’insegna (si chiama Taverna Mylonas) e ordinate una grigliata mista e magari prima anche un piatto di dolmadakia.
  
L’abbondanza di ristoranti può a volte diventare vagamente molesta, come nel centro di Rethymno e in quello di Chaniá, dove si potrebbe coniare un nuovo termine (ammesso che nessuno ci abbia pensato prima): buttadentro.  
Il buttadentro è un essere mitologico che ha il potere di capire al volo da che paese provieni (anche nel caso in cui tu non abbia ancora detto una parola in sua presenza) e di sapersi esprimere nella tua lingua anche se la tua lingua è, che ne so, il gallese antico, invitandoti a entrare nel suo ristorante. Detto tra noi, li ammiro molto per il loro poliglottismo, perché io in una settimana ho imparato solo a dire buongiorno, buonasera, grazie e prego in greco. Ce n’è uno davanti ad ogni taverna e le taverne sono praticamente ad ogni numero civico. Ti prendono per estenuazione. Dopo 10-20 incontri con questi personaggi nel giro di pochi minuti, finisci per entrare nel primo posto che lontanamente ti ispira (e comunque rimani sempre soddisfatto, almeno a Creta, altrove non so).

 Non stavo scherzando.

  Se ordini del pesce, inevitabilmente farai amicizia con gli abitanti del posto...