Atlanta, Georgia, 14 dicembre 2018 (o è il 15? No, è ancora il 14)
“Nice day in Seattle!”, aveva detto stamattina Jeremy,
l’ingegnere del laboratorio di certificazione in cui ho passato gli ultimi due
giorni lavorativi. E a pensarci bene, con questa pioggerellina autunnale,
sembra proprio di essere a Seattle (non che io ci sia mai stato, a dire il vero:
oltretutto fino a un paio di giorni fa non ero neanche mai stato negli USA, a
parte quella volta che ho fatto scalo a Los Angeles per qualche ora in attesa
di prendere il volo per la Nuova Zelanda).
Le prove di certificazione sono andate bene e sono finite
anche con qualche ora di anticipo, così, se prima dell’esito ero estremamente
nervoso, adesso la mia unica preoccupazione è diventata quella di vedere più
cose possibile in città senza farmi rapinare o sparare e poi imbarcarmi per il
volo di ritorno, prendere la coincidenza ad Amsterdam, conservare almeno un
minimo di energie per non stramazzare al suolo durante gli spostamenti da un
mezzo all’altro... (unica preoccupazione, avevo detto!)
Scendo alla fermata Peachtree Center. Salgo in superficie e
inizio a guardarmi intorno. Il che significa soprattutto guardare in alto, date
le dimensioni degli edifici. Di quelli più alti non si vede nemmeno la cima, visto
che oggi le nuvole sono basse. Continua a piovigginare. C’è aria di Natale e
qui mi sembra di avere capito che lo prendono sul serio, almeno a giudicare
dalle decorazioni: ho visto auto con le corna e il naso da renna, luci
natalizie sulla ruota di scorta di una jeep, luminarie sul nastro trasportatore
del baggage claim in aeroporto, ecc.
Vorrei passare più o meno inosservato ma la gente mi parla. Qualcuno
mi dice “I like your accent! Where are you from?” e lo prendo quasi per un
complimento: se mi avessero detto “Funny English” sarebbe stato peggio.
Continua a piovigginare e il mio trolley (già, devo pure
trascinarmi dietro il trolley) inizia a diventare parecchio umido, ma non
ancora inzuppato, quindi proseguo. Arrivo al CNN Center e decido di farci un
salto. Realizzo che questo è il quartier generale della CNN e mi sembra di
entrare in un pezzo di storia recente. La prima guerra del Golfo e tutto il
resto. Anche se in sostanza questo edificio, più che uno studio televisivo, è
un grande centro commerciale (non che la cosa mi dispiaccia: devo comprare dei
regali e magari anche pranzare, visto che è mezzogiorno e mezzo). Per ragioni di sicurezza del tutto comprensibili mi fanno
lasciare il trolley alla reception dell’hotel che si trova al piano terra,
altra cosa che non mi dispiace, dal momento che sono stufo di trascinarmelo
dietro. Trovo sia i regali che il pranzo. In effetti negli USA è veramente
impossibile non trovare qualcosa da mangiare o comprare.
Esco e riprendo a girare con meno convinzione di prima, dato
che la pioggia sembra aumentare e la mia stanchezza pure. Mi dirigo verso il
centro Coca-Cola e l’acquario. Guardo entrambi da fuori per mancanza di
tempo/voglia (di Coca-Cola praticamente non ne bevo più e l’acquario sembra in
restauro: la facciata a forma di squalo è in rifacimento per metà – leggo su un cartello che i
lavori termineranno nel 2020). Tornando indietro attraverso il parco delle
Olimpiadi del 1996, popolato da sculture e monumenti dall’aspetto vagamente
sovietico.
La pioggia aumenta. Risalgo verso il centro (la città è su
una collina) cercando il più possibile di passare sotto a tettoie e zone
coperte. Mi rendo conto che il centro città non è altro che una serie di
grattacieli e garage/parcheggi, anch’essi a forma di grattacielo. Evidentemente
gli abitanti vivono quasi tutti in periferia. Passa il classico camion della
Coca-Cola che riesco a fotografare a un incrocio. Non ho neanche portato la
reflex in questo viaggio (non l’avrei comunque usata sotto la pioggia), quindi
dovrò accontentarmi della fotocamera del telefono.
Ogni tanto vedo qualche
bello scorcio, ma con il sole o ancora meglio con qualche nuvola passeggera
sarebbe stata tutta un’altra cosa. Quindi alla fine mi arrendo, anche perché
adesso inizia davvero a diluviare e il meteo per le prossime ore non prevede tregua,
e mi dirigo verso la stazione di Peachtree Center per arrivare in aeroporto con
mooooolto anticipo (leggerò un libro). Non prima però di essere fermato da un
homeless che mi attacca bottone facendomi un interessante resoconto di tutto
l’isolato (il grattacielo qui di fronte era la sede originale della Coca-Cola;
proprio qui dove ora c’è questa rotonda, Margaret Mitchell di Via Col Vento fu investita e uccisa da
un’auto; al posto di quell’altro grattacielo prima c’era un hotel in cui ci fu
il peggior incendio della storia degli USA). Peccato che alla fine non avevo
niente, neanche un quarto di dollaro da dargli, dato che in questi giorni ho usato solo
la carta di credito, quindi ha dovuto accontentarsi di qualche snack omaggio
che avevo in tasca.
E alla fine di quell’unica e interminabile giornata che per
me è stata il quattordiciquindicidicembreduemiladiciotto sono arrivato a casa.
Ma di quel misto di curiosità e diffidenza che avevo verso
gli USA mi è rimasta alla fine quasi solo la curiosità, per cui penso che tornerò
a breve, possibilmente stavolta in vacanza e non per lavoro.
Peachtree Center
The Commerce Club
Enjoy Coca-Cola!
Centennial Olympic Park



