giovedì 26 novembre 2015

Psychonaut



Questo post si perde nella notte dei tempi…

Hamnøy, isole Lofoten, agosto 1997. 
[Ero laureato da due settimane e pensavo ancora, erroneamente, che il mondo fosse la mia ostrica, o per lo meno che fosse facile da aprire.]

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Fuori è buio, il che vuol dire che è molto tardi, dato che siamo oltre il Circolo Polare artico ed è estate (anche se dalla temperatura esterna non si direbbe).

Verso l’ora del tramonto, molti ragni di dimensioni ragguardevoli hanno iniziato a scendere dal tetto di legno ricoperto di erba del rorbu in cui passeremo la notte, penzolando in modo inquietante davanti alle finestre. Il fatto che le finestre sono chiuse non ci tranquillizza del tutto.
Ma ben presto la luce del tramonto svanisce e con essa i ragni. Anche se sappiamo che sono ancora là fuori.

Nei locali del rorbu l’atmosfera è calda e accogliente, con quelle pareti di legno e l’arredamento semplice e ben curato. Ci sentiamo a nostro agio. Facciamo addirittura una foto ricordo per celebrare il momento (al ritorno a casa, sviluppando la pellicola, rideremo molto nel vedere le nostre facce, molto più sfatte che sorridenti).

Sappiamo che questa sarà una serata speciale.
A parte che sarà l’ultima volta che dormiremo in un letto, in questo viaggio (ma lo scopriremo solo tra un giorno e mezzo), abbiamo finalmente deciso di compiere l’impresa.
Il viaggio nel viaggio.
Psiconauti.

[considerazione del 2015: in quel periodo si era diffusa la leggenda metropolitana che fumare i fili della banana essiccati provocasse allucinazioni. Non ricordo da dove avesse avuto origine questa voce: non certo da internet, dato che all’epoca la rete era ancora in uno stadio embrionale e soprattutto veniva usata di solito per scopi molto più seri di quelli attuali (ma non solo: io la usavo per cercare i testi delle canzoni, ad esempio)]

I fili sono lì, davanti a noi, sul tavolo, ben essiccati.
E’ stato facile procurarseli, dato che le banane sono uno dei due articoli che in Norvegia si possono trovare a prezzi non proibitivi (l’altro è il salmone).

Li mischiamo al tabacco.

Fumiamo.

Che cosa dovrebbe succedere adesso?

Niente.

Forse abbiamo sbagliato qualcosa, ma non importa.

Ci viene solo un gran sonno (molto probabilmente dovuto più alla stanchezza del viaggio che ai fili della banana), per cui ci addormentiamo dopo essere riusciti a stento a indossare il pigiama.

(continua)


martedì 10 novembre 2015

Luftballon (parte II)



Continuazione di questo post.

Prima settimana di novembre.

Non sono in montagna.
Anche perché la baita in cui mi trovavo lo scorso 28 giugno quando ho raccolto quel palloncino, al momento non è abitata da nessuno, dato che non possiede nessun impianto di riscaldamento se non un camino.
Però, freddo a parte, sarebbe bello fare un giro lassù adesso, per vedere se il foliage è ancora migliore di quello che in questi giorni di bel tempo si vede nei giardini e nei parchi di pianura.

Ieri pomeriggio è arrivata una lettera dalla Svizzera.
La aspettavamo prima.
Con molta calma, ma finalmente è arrivata. Ancora più lentamente della cartolina di Sarajevo che abbiamo spedito ai nostri gatti quest’estate, arrivata a casa dopo due mesi.

Ho letto velocemente la lettera ieri sera, ma la mia limitata conoscenza del tedesco mi ha permesso solo di capire il senso generale e alcune frasi, tipo che ci ringraziano per avere rispedito il messaggio attaccato al palloncino e ringraziano parenti, amici e invitati vari per avere partecipato ai festeggiamenti per le loro nozze.

Incidentalmente penso che tra un mese sarà il mio dodicesimo anniversario di matrimonio, e che prima o poi vorrei tornare in Nuova Zelanda, stavolta facendo un fly & drive, così ad esempio posso restare un po’ più a lungo a vedere i geyser di Whakarewarewa senza rischiare di: 1) perdere il pullman; 2) divorziare.

(flashback)

Rotorua, Nuova Zelanda, 9 dicembre 2003.

Io che lentamente emergo dalla nebbia di un geyser, per nulla infastidito dal caratteristico odore di uova marce termale che sento ormai da un giorno e a cui mi sono abituato.

V.: “Ma dove eri finito?”

Io: “Volevo vedere gli altri geyser, però erano spenti.”

“Anche quello che non geyserava dal 1970?”

“Sì, dalla mappa sembrava una piccola deviazione ma non lo era”.

“E ovviamente non ha geyserato”.

“Ovvio”.

“Corriamo che ci aspettano. Che figura di merda…”

Come rischiare il divorzio dopo tre giorni di matrimonio…

(fine flashback)

Nei prossimi giorni proverò a tradurre meglio la lettera e guarderò l’album di nozze di cui ci hanno mandato il link. Fare l’invitato virtuale a una festa di matrimonio mi mancava. Il tutto grazie a un palloncino particolarmente fortunato da attraversare quasi l’intera catena delle Alpi da nord a sud.

Il geyser Pohutu (che non è quello inattivo dal 1970, ovviamente):

mercoledì 4 novembre 2015

Il limbo della fotografia mobile



Quest’idea di provare a combattere la noia del pendolarismo facendo cose mi sta un po’ sfuggendo di mano. Ultimamente mi piace:

  • trovare un posto a sedere sul lato su cui sorge o tramonta il sole, ammesso che non siano già tutti occupati da altre persone. Se sono occupati da borse e/o giacche, di solito il proprietario o la proprietaria di esse le sposta per farmi sedere: tanto, se non mi siedo, io dopo di me arriverà di sicuro qualcuno più grosso, brutto e puzzolente di me, che oltretutto reclamerà il posto meno gentilmente di me...
  • accendere il lettore MP3
  • aprire la fotocamera dello smartphone in modalità HDR, puntarla contro il finestrino lercio del treno (ottimo per creare quell'effetto vintage in stile pellicola rovinata) e scattare più o meno a caso
I filtri di Snapseed fanno il resto. Qui di seguito il risultato (testo della canzone che stavo ascoltando + immagine).

“Still day beneath the sun
Asking you who is the one
And when the day is late
We know who must forever wait”
[Opeth – Still Day Beneath the Sun]


“I get into my head, there's nothing to be addressed now
There's nothing to get up about, 'cause we do it all the time”
[Blur – Go Out]


“We saw shadows of the morning light
the shadows of the evening sun
till the shadows and the light were one”
[Jane’s Addiction – Three Days”]


“How many years
Before we practice what we preach
How many tears
Before we truly clinch the peak
Only to find that
There is no honey on the moon
Official goon
With the unofficial croon”
[Cinematic Orchestra – All Things to All Men]


“I’ve defected”
[The Mars Volta – Cicatriz ESP]


“The sky is falling on me
As your hand's turning old and weak
I'm giving myself up to thee
A futile sacrifice gone sere”
[Eluveitie – A Rose for Epona]