Highlands settentrionali (ovvero dove le terre emerse stanno per finire, vedi qui), ore 19.30, 23 agosto 2016.
Trovato,
finalmente.
Come sempre
arriviamo all’ultimo momento, e come sempre mi chiedo se ciò sia dovuto a
un’ottima pianificazione o a una totale assenza di pianificazione (oppure, più
semplicemente, al fatto che quando siamo in viaggio vogliamo vedere tutto). Non
male la distanza percorsa oggi pomeriggio, se considerate che tre ore fa
stavamo ancora costeggiando il Loch Ness che si trova parecchio più a sud, e
soprattutto se aggiungete che la maggior parte di questo tragitto è stata fatta
in mezzo a nuvole così basse che si dovevano letteralmente attraversare, e ad
un certo punto siamo addirittura stati fermati dalla polizia per far passare un
trasporto eccezionale (dalla forma sembrava un pezzo di aereo) che procedeva in
senso opposto. Nessun problema comunque, a parte che ci aspettavamo di vedere
un paesaggio caratterizzato da distese di nulla a perdita d’occhio (scenario che
ci piace molto, a dire il vero) e invece abbiamo incontrato il Nulla de La Storia Infinita, quello che inghiotte
ogni cosa sul suo cammino. Domani, ma ancora non lo sappiamo, avremo modo di
vedere il nulla-paesaggio in tutto il suo splendore.
Il gestore del
campeggio, molto gentile (come del resto tutti gli scozzesi in generale) ci fa
sistemare la tenda e ci dà una provvidenziale mappa della città di Wick (certo,
oggi siamo a Wick, non l’avevo ancora detto). Per arrivare in centro dobbiamo
uscire dal cancello secondario del campeggio, percorrere un sentiero lungo il
fiume (che si chiama -indovinate un po’?- Wick River, ed è popolato da colonie
di gabbiani), attraversarlo su un ponte pedonale e seguire il sentiero fino ad
arrivare a un grande parcheggio. A quel punto ci siamo. Sembra difficile ma non
lo è.
Nel frattempo le
nuvole basse si stanno trasformando in pioggerellina, neanche tanto fastidiosa
con addosso il k-way, e il sole è tramontato senza farsi vedere. Vicino al
parcheggio noto un murales in stile Banksy, che fotografo (e che fino a ieri era
la mia immagine profilo di FB). La città sembra deserta, ma dalle due-tre auto
che passano deduciamo che siamo arrivati sulla strada principale.
Il gestore del
campeggio ci aveva consigliato un ristorante italiano, ma noi -che all’estero
evitiamo i ristoranti italiani come la peste- preferiamo rintanarci nel pub
vicino, anche perché nel frattempo la pioggia è aumentata di intensità. Il pub…
no, non si chiama anche lui Wick, bensì Alexander Bain (se siete curiosi di
sapere chi fosse Alexander Bain, c’è una pagina di Wikipedia in inglese dedicata a lui) ed è un vero e proprio
edificio dell’800 su più piani.
L’interno è molto
spazioso, probabilmente questo pub è in grado di ospitare tutta la popolazione
locale. Al momento ci sono alcuni tavoli liberi e altri che si stanno liberando,
anche perché sono quasi le nove di sera di un giorno qualsiasi della settimana,
quindi ne occupiamo uno e ci prepariamo a ordinare l’ennesimo piatto di carne
di questa vacanza (a casa non siamo abituati a mangiarne molta, e qui comunque
la fanno bene, e se anche la facessero male sarebbe comunque meglio di come
fanno la pasta). Io rimango fedele alla birra locale e lei decide di prendere
un bicchiere di Merlot. Salvo poi scoprire che i bicchieri di vino qui non sono
solo un assaggio, come in Italia, ma sono serviti in calici più grandi e più
pieni (in sostanza vanno da 1/3 a mezza bottiglia a seconda dei casi). Intanto
il maxischermo trasmette una partita dei preliminari di Champions League tra il
Celtic e una squadra che al momento non riconosco (Hapoel Beer Sheva, come scoprirò
più tardi). Immagino che la maggior parte dei clienti del pub faccia il tifo
per il Celtic, che sta portando a casa la qualificazione con molta fatica. Nel
frattempo arriva la grigliata (buona) e dopo avere finito birra e vino
decidiamo di assaggiare uno dei whisky locali, che si chiama Old Pulteney ed è
pure abbastanza famoso, ma noi essendo ancora ignoranti in tema di whisky non
lo conoscevamo prima di arrivare qui.
Dunque, ho già
detto che il calice di vino era molto grande, e il whisky come tutti sanno non
è una cosa leggera. Se poi a tutto questo aggiungete che quasi a fine serata le
dico la fatidica frase “Pensa se mentre torniamo al campeggio incontriamo il
Bullsky!”, a quel punto iniziano le risate incontrollate. Per i non addetti al
lavoro, il Bullsky è una creatura mitologica metà bulldog e metà husky di cui è
stato avvistato un solo esemplare, a Londra nel lontano 2000. Qualcuno (=io) insinua
che l’avvistamento è stato fatto dopo una discreta serie di birre, ma la
diretta interessata smentisce. Io invece mi sento molto lucido, dato che la mia
birra era leggera, così mi offro di fare da guida. E mentre riprendiamo il
sentiero lungo il fiume Wick per tornare al campeggio tra il buio quasi totale,
penso al racconto zen del giovane che beve ogni sera tre bicchieri di sakè e
torna a casa sempre ubriaco. Una sera suo padre lo rimprovera e lui decide che
da quel momento berrà meno alcool. La sera successiva suo padre, non vedendolo
tornare, va a cercarlo e lo trova sulla riva del fiume, completamente
inzuppato. Il figlio dice: “Mi hai detto di bere meno, e io ho ubbidito.
Stasera ho bevuto solo due bicchieri di sakè invece di tre. Quando torno, di
solito vedo tre ponti che attraversano il fiume e prendo quello di mezzo.
Stasera ne ho visti solo due, ne ho preso uno a caso e sono caduto in acqua.”
Ma noi non siamo
caduti in acqua, abbiamo incontrato solo un cane che però non sembrava un Bullsky,
e siamo riusciti a ritrovare la nostra tenda.
Il giorno dopo
pioviggina ancora, ma smette presto ed esce il sole. Ho bisogno di un
asciugamano, perché stupidamente ho dimenticato il mio al campeggio precedente,
che si trova a circa quattro ore di auto da qui. E senza bisogno di scomodare la
Guida Galattica per Autostoppisti,
avere un asciugamano è fondamentale quando si viaggia, così devo andare al
supermercato a comprarne un altro. Ne trovo uno, azzurro come quello di prima, in
apparenza molto confortevole, ma con un piccolo problema: perde così tanti
pelucchi azzurri che alla prima doccia, dopo essermi asciugato, sembro un
personaggio di Avatar. Stessa cosa alla seconda doccia, alla terza, alla
quarta, e così via, tanto che una settimana dopo, il giorno della nostra
partenza dalla Scozia, l’asciugamano verrà lasciato senza rimpianti nella
camera del residence di Edimburgo.
Il ponte sul
fiume Wick
Banksy-like
Se fossi vissuto
nel secolo XIX, io e Alexander Bain saremmo stati colleghi. (Non è vero, se
fossi vissuto nel secolo XIX sarei stato un poveraccio senza nessuna possibilità
di studiare.)


