giovedì 10 novembre 2016

Wickipedia



Highlands settentrionali (ovvero dove le terre emerse stanno per finire, vedi qui), ore 19.30, 23 agosto 2016.

Trovato, finalmente.

Come sempre arriviamo all’ultimo momento, e come sempre mi chiedo se ciò sia dovuto a un’ottima pianificazione o a una totale assenza di pianificazione (oppure, più semplicemente, al fatto che quando siamo in viaggio vogliamo vedere tutto). Non male la distanza percorsa oggi pomeriggio, se considerate che tre ore fa stavamo ancora costeggiando il Loch Ness che si trova parecchio più a sud, e soprattutto se aggiungete che la maggior parte di questo tragitto è stata fatta in mezzo a nuvole così basse che si dovevano letteralmente attraversare, e ad un certo punto siamo addirittura stati fermati dalla polizia per far passare un trasporto eccezionale (dalla forma sembrava un pezzo di aereo) che procedeva in senso opposto. Nessun problema comunque, a parte che ci aspettavamo di vedere un paesaggio caratterizzato da distese di nulla a perdita d’occhio (scenario che ci piace molto, a dire il vero) e invece abbiamo incontrato il Nulla de La Storia Infinita, quello che inghiotte ogni cosa sul suo cammino. Domani, ma ancora non lo sappiamo, avremo modo di vedere il nulla-paesaggio in tutto il suo splendore.

Il gestore del campeggio, molto gentile (come del resto tutti gli scozzesi in generale) ci fa sistemare la tenda e ci dà una provvidenziale mappa della città di Wick (certo, oggi siamo a Wick, non l’avevo ancora detto). Per arrivare in centro dobbiamo uscire dal cancello secondario del campeggio, percorrere un sentiero lungo il fiume (che si chiama -indovinate un po’?- Wick River, ed è popolato da colonie di gabbiani), attraversarlo su un ponte pedonale e seguire il sentiero fino ad arrivare a un grande parcheggio. A quel punto ci siamo. Sembra difficile ma non lo è.

Nel frattempo le nuvole basse si stanno trasformando in pioggerellina, neanche tanto fastidiosa con addosso il k-way, e il sole è tramontato senza farsi vedere. Vicino al parcheggio noto un murales in stile Banksy, che fotografo (e che fino a ieri era la mia immagine profilo di FB). La città sembra deserta, ma dalle due-tre auto che passano deduciamo che siamo arrivati sulla strada principale.
Il gestore del campeggio ci aveva consigliato un ristorante italiano, ma noi -che all’estero evitiamo i ristoranti italiani come la peste- preferiamo rintanarci nel pub vicino, anche perché nel frattempo la pioggia è aumentata di intensità. Il pub… no, non si chiama anche lui Wick, bensì Alexander Bain (se siete curiosi di sapere chi fosse Alexander Bain, c’è una pagina di Wikipedia in inglese dedicata a lui) ed è un vero e proprio edificio dell’800 su più piani. 

L’interno è molto spazioso, probabilmente questo pub è in grado di ospitare tutta la popolazione locale. Al momento ci sono alcuni tavoli liberi e altri che si stanno liberando, anche perché sono quasi le nove di sera di un giorno qualsiasi della settimana, quindi ne occupiamo uno e ci prepariamo a ordinare l’ennesimo piatto di carne di questa vacanza (a casa non siamo abituati a mangiarne molta, e qui comunque la fanno bene, e se anche la facessero male sarebbe comunque meglio di come fanno la pasta). Io rimango fedele alla birra locale e lei decide di prendere un bicchiere di Merlot. Salvo poi scoprire che i bicchieri di vino qui non sono solo un assaggio, come in Italia, ma sono serviti in calici più grandi e più pieni (in sostanza vanno da 1/3 a mezza bottiglia a seconda dei casi). Intanto il maxischermo trasmette una partita dei preliminari di Champions League tra il Celtic e una squadra che al momento non riconosco (Hapoel Beer Sheva, come scoprirò più tardi). Immagino che la maggior parte dei clienti del pub faccia il tifo per il Celtic, che sta portando a casa la qualificazione con molta fatica. Nel frattempo arriva la grigliata (buona) e dopo avere finito birra e vino decidiamo di assaggiare uno dei whisky locali, che si chiama Old Pulteney ed è pure abbastanza famoso, ma noi essendo ancora ignoranti in tema di whisky non lo conoscevamo prima di arrivare qui.

Dunque, ho già detto che il calice di vino era molto grande, e il whisky come tutti sanno non è una cosa leggera. Se poi a tutto questo aggiungete che quasi a fine serata le dico la fatidica frase “Pensa se mentre torniamo al campeggio incontriamo il Bullsky!”, a quel punto iniziano le risate incontrollate. Per i non addetti al lavoro, il Bullsky è una creatura mitologica metà bulldog e metà husky di cui è stato avvistato un solo esemplare, a Londra nel lontano 2000. Qualcuno (=io) insinua che l’avvistamento è stato fatto dopo una discreta serie di birre, ma la diretta interessata smentisce. Io invece mi sento molto lucido, dato che la mia birra era leggera, così mi offro di fare da guida. E mentre riprendiamo il sentiero lungo il fiume Wick per tornare al campeggio tra il buio quasi totale, penso al racconto zen del giovane che beve ogni sera tre bicchieri di sakè e torna a casa sempre ubriaco. Una sera suo padre lo rimprovera e lui decide che da quel momento berrà meno alcool. La sera successiva suo padre, non vedendolo tornare, va a cercarlo e lo trova sulla riva del fiume, completamente inzuppato. Il figlio dice: “Mi hai detto di bere meno, e io ho ubbidito. Stasera ho bevuto solo due bicchieri di sakè invece di tre. Quando torno, di solito vedo tre ponti che attraversano il fiume e prendo quello di mezzo. Stasera ne ho visti solo due, ne ho preso uno a caso e sono caduto in acqua.”

Ma noi non siamo caduti in acqua, abbiamo incontrato solo un cane che però non sembrava un Bullsky, e siamo riusciti a ritrovare la nostra tenda.

Il giorno dopo pioviggina ancora, ma smette presto ed esce il sole. Ho bisogno di un asciugamano, perché stupidamente ho dimenticato il mio al campeggio precedente, che si trova a circa quattro ore di auto da qui. E senza bisogno di scomodare la Guida Galattica per Autostoppisti, avere un asciugamano è fondamentale quando si viaggia, così devo andare al supermercato a comprarne un altro. Ne trovo uno, azzurro come quello di prima, in apparenza molto confortevole, ma con un piccolo problema: perde così tanti pelucchi azzurri che alla prima doccia, dopo essermi asciugato, sembro un personaggio di Avatar. Stessa cosa alla seconda doccia, alla terza, alla quarta, e così via, tanto che una settimana dopo, il giorno della nostra partenza dalla Scozia, l’asciugamano verrà lasciato senza rimpianti nella camera del residence di Edimburgo.

Il ponte sul fiume Wick


Banksy-like

 Se fossi vissuto nel secolo XIX, io e Alexander Bain saremmo stati colleghi. (Non è vero, se fossi vissuto nel secolo XIX sarei stato un poveraccio senza nessuna possibilità di studiare.)

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