giovedì 23 marzo 2017

Lacuna blu



Due flashback di cui il primo è molto lontano nel tempo, quindi avrò molte lacune, soprattutto perché ho volutamente dimenticato gran parte di quel viaggio. Che non si può neanche chiamare viaggio ma semplicemente vacanza.

- Malta, ? agosto 1995 -

Il viaggio La vacanza consisteva semplicemente nell’imbarcarsi sull’aereo insieme a un gruppo di amici maranza, farsi portare all’appartamento, e da quel momento per i successivi 7-8 giorni (o addirittura 10, non ricordo) vivere come vampiri assetati di alcool e timorosi della luce del sole, che in quel clima secco e torrido non era quasi mai interrotta dalle nuvole, men che meno dalla pioggia. A posteriori credo che mi sarei divertito di più a passare l’estate da solo al parco della Vernavola leggendo libri e ascoltando Black Sabbath e Tiamat, ma non giudicatemi per questo.

Le uniche due deviazioni a questa vita abbrutita sono state una visita a La Valletta (ma solo perché a un mio amico avevano rubato il portafoglio in spiaggia, con tutti i documenti, e quindi l’ho accompagnato all’ambasciata per fare la denuncia) e, appunto, la laguna blu di Comino, a cui siamo arrivati prendendo diversi autobus uno più sgarrupato dell’altro e infine un battello. Pazienza se lungo il tragitto siamo passati vicino a diversi templi megalitici ignorandoli beatamente (mia moglie archeologa me lo rinfaccia in continuazione, anche se all’epoca non ci conoscevamo ancora).

Di quella giornata alla laguna blu mi sono rimasti solo pochi flash in cui ovviamente non sono presenti né Brooke Shields né Milla Jovovich, ma solo il me stesso ventitreenne dell’epoca. L’ho nascosta bene, ma deve esserci ancora da qualche parte una foto di me alla laguna, secco come uno scheletro (non che adesso io sia diventato grasso, ma all’epoca pesavo 58kg), con i miei allora inseparabili occhiali da sole con lenti azzurre tonde che andavano di moda a metà degli anni novanta e probabilmente non filtravano in alcun modo i raggi UV. In un altro flash vedo due grossi scogli separati da una spaccatura. In un altro ancora c’è una numerosa famiglia apparentemente nordafricana che ha allestito un’enorme tenda sulla spiaggia. Ma a quel punto la scena si dissolve…

- Penisola di Reykjanes, 17 agosto 2008 -

…e inizia a fare freddo, molto freddo, perché nonostante siamo sempre in agosto, sono passati tredici anni e mi trovo una trentina di gradi più a nord: gli autobus qui portano quasi tutti il nome di Guðmundur Jónasson, ma in questo viaggio non ne abbiamo bisogno perché siamo a bordo di una Toyota Celica rossa (che ha visto giorni migliori, come dicevo qui) e dopo avere girato in lungo e in largo per otto giorni dormendo nei più avventurosi campeggi dell’Islanda, decidiamo di sfruttare quelle due ore che ci avanzano prima di tornare all’aeroporto per fare una piccola deviazione e visitare un’altra laguna blu. Questa è molto diversa dalla prima. L’acqua è sempre azzurra e calda, ma tutto intorno ci sono solo i vapori delle sorgenti termali e il muschio sulle rocce, nessun tipo da spiaggia molesto, nessun amico maranza, solo noi due, che da lì a quattro mesi saremmo diventati tre. 

C’è tempo solo per un breve giro esplorativo, qualche foto e la promessa di tornarci prima o poi, magari in inverno, perché deve essere bellissimo fare il bagno nell’acqua calda circondati da neve e ghiaccio. E infine ripartiamo per arrivare all’aeroporto e chiudere il cerchio (stavolta letteralmente, dato che abbiamo fatto tutto il giro dell’isola in senso antiorario) iniziando già a pensare al viaggio successivo e immaginare come sarebbe visitare il mondo con un bambino (cosa che stiamo tuttora immaginando otto anni dopo, dato che non siamo ancora riusciti a portarlo all’estero per via dei suoi limitatissimi gusti alimentari: la prossima estate ci proviamo però).

La laguna blu islandese: