Due flashback di
cui il primo è molto lontano nel tempo, quindi avrò molte lacune, soprattutto
perché ho volutamente dimenticato gran parte di quel viaggio. Che non si può
neanche chiamare viaggio ma semplicemente vacanza.
- Malta, ? agosto
1995 -
Le uniche due
deviazioni a questa vita abbrutita sono state una visita a La Valletta (ma solo
perché a un mio amico avevano rubato il portafoglio in spiaggia, con tutti i
documenti, e quindi l’ho accompagnato all’ambasciata per fare la denuncia) e,
appunto, la laguna blu di Comino, a cui siamo arrivati prendendo diversi
autobus uno più sgarrupato dell’altro e infine un battello. Pazienza se lungo
il tragitto siamo passati vicino a diversi templi megalitici ignorandoli
beatamente (mia moglie archeologa me lo rinfaccia in continuazione, anche se
all’epoca non ci conoscevamo ancora).
Di quella
giornata alla laguna blu mi sono rimasti solo pochi flash in cui ovviamente non
sono presenti né Brooke Shields né Milla Jovovich, ma solo il me stesso
ventitreenne dell’epoca. L’ho nascosta bene, ma deve esserci ancora da qualche
parte una foto di me alla laguna, secco come uno scheletro (non che adesso io
sia diventato grasso, ma all’epoca pesavo 58kg), con i miei allora inseparabili
occhiali da sole con lenti azzurre tonde che andavano di moda a metà degli anni
novanta e probabilmente non filtravano in alcun modo i raggi UV. In un altro
flash vedo due grossi scogli separati da una spaccatura. In un altro ancora c’è
una numerosa famiglia apparentemente nordafricana che ha allestito un’enorme
tenda sulla spiaggia. Ma a quel punto la scena si dissolve…
- Penisola di
Reykjanes, 17 agosto 2008 -
…e inizia a fare
freddo, molto freddo, perché nonostante siamo sempre in agosto, sono passati
tredici anni e mi trovo una trentina di gradi più a nord: gli autobus qui
portano quasi tutti il nome di Guðmundur Jónasson, ma in questo viaggio non ne abbiamo
bisogno perché siamo a bordo di una Toyota Celica rossa (che ha visto giorni
migliori, come dicevo qui)
e dopo avere girato in lungo e in largo per otto giorni dormendo nei più avventurosi campeggi dell’Islanda, decidiamo di sfruttare quelle due ore che ci avanzano
prima di tornare all’aeroporto per fare una piccola deviazione e visitare
un’altra laguna blu. Questa è molto diversa dalla prima. L’acqua è sempre
azzurra e calda, ma tutto intorno ci sono solo i vapori delle sorgenti termali
e il muschio sulle rocce, nessun tipo da spiaggia molesto, nessun amico
maranza, solo noi due, che da lì a quattro mesi saremmo diventati tre.
C’è tempo solo
per un breve giro esplorativo, qualche foto e la promessa di tornarci prima o
poi, magari in inverno, perché deve essere bellissimo fare il bagno nell’acqua
calda circondati da neve e ghiaccio. E infine ripartiamo per arrivare
all’aeroporto e chiudere il cerchio
(stavolta letteralmente, dato che abbiamo fatto tutto il giro dell’isola
in senso antiorario) iniziando già a pensare al viaggio successivo e immaginare
come sarebbe visitare il mondo con un bambino (cosa che stiamo tuttora immaginando
otto anni dopo, dato che non siamo ancora riusciti a portarlo all’estero per
via dei suoi limitatissimi gusti alimentari: la prossima estate ci proviamo
però).
La laguna blu islandese:

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