giovedì 18 maggio 2017

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Ascoltavo i 57 minuti di Badmotorfinger quasi tutte le volte che andavo a correre, perché tra le centinaia di album che mi piacevano all’epoca (la maggior parte dei quali ascolto tuttora) semplicemente era quello che si adattava meglio alla mia corsa per quel giusto mix di ritmo, energia e rabbia, senza contare poi che in quel periodo riuscivo tranquillamente a correre per un’ora, giusto la durata dell’album, e alla fine non c’era comunque nessuna app per vantarsi del risultato sui social (non c’erano nemmeno i social a dire il vero).

Tornavo a casa la sera tardi sfrecciando con la mia Renault 5 scassata sulla tangenziale appena costruita e ancora poco trafficata, dopo giornate passate a studiare esami apparentemente impossibili tipo Campi Elettromagnetici ed Elettronica II, e nell’autoradio c’era quasi sempre la cassetta blu di 80 minuti con l’album Superunknown, perché tra le centinaia di album che ascoltavo all’epoca (la maggior parte dei quali ascolto tuttora) semplicemente era quello appena uscito, senza contare poi che è un capolavoro.

E adesso?
Certo, le cose finiscono, le persone prima o poi smettono di esistere, ma quando se ne va un pezzo della tua gioventù non puoi fare a meno di sentirti triste.


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