Gills Bay, 24
agosto 2016
Siamo arrivati
alla fine del mondo? No, solo alla fine della terraferma. Oltre ci sono solo le
isole: da qui si vedono già le più vicine.
L’idea è troppo
attraente, nonostante il costo relativamente esorbitante (per la breve durata)
del traghetto. E così ci diciamo: “Quando mai torneremo da queste parti?” e
senza bisogno di darci una risposta ci mettiamo in coda per salire sulla nave.
Sono le 19.30 ora
locale quando il traghetto per le Orcadi, l’ultimo dei (solo) due giornalieri,
salpa. In perfetto orario, fortunatamente, dato che la nostra tabella di marcia
da qui alla fine della giornata non ci consente di perdere un solo minuto. Ma
per il momento abbiamo un’ora in cui possiamo tranquillamente goderci il
panorama della terraferma e delle isole al tramonto il vento gelido del
Mare del Nord che ci taglia la faccia e ci fa tremare dal freddo nonostante il
cielo sia quasi sereno.
Bello il tramonto
però. E in un certo angolo del ponte in cui non si trova nessuno (perché sono
tutti impegnati, chi a farsi i selfie, chi a fotografare le foche e le scogliere
in lontananza con teleobiettivi che pesano e costano più della mia intera
attrezzatura fotografica), in quell’angolo, dicevo, siamo riparati dal vento e
riusciamo comunque a guardare il panorama.
Arriviamo a St.
Margaret’s Hope in perfetto orario, alle 20.30, quando il sole è appena sceso
dietro l’orizzonte. Da qui al campeggio, che si trova alla periferia di
Kirkwall, abbiamo una trentina di chilometri che percorro alla mia massima
velocità possibile, che non è poi molto alta considerando che:
- Qui
si guida a sinistra.
- L’autonoleggio
ci ha dato un rottame che a 70km/h trema più della mia Fiesta quando vado a 130km/h
e ha lo sterzo più duro di quello della Renault 11 che guidavo da neopatentato venticinque
anni fa.
- Le
strade sono strette e mi stavo dimenticando un’altra volta di dire che sono
piene di curve e saliscendi.
- Ogni
tanto per un nanosecondo tolgo gli occhi dalla strada e guardo il panorama, le
nuvole passeggere, i relitti delle navi tedesche nella baia di Scapa, una
scogliera in lontananza, e penso che vorrei fotografare tutto ma mi basterebbe
anche solo farlo con lo sguardo.
- Soprattutto
non vorrei fare danni.
Bene, secondo il
navigatore (che siamo molto felici di avere portato: prometto che al mio
ritorno in patria non lo insulterò più quando mi dirà di svoltare in una strada
che non mi convince) siamo arrivati. Parcheggio fuori dal centro sportivo, che
la sera fa da reception del campeggio, e ho la sensazione di essere arrivato appena
in tempo, dato che sembra stia chiudendo proprio ora. Entro e mi faccio
spiegare dove posso piantare la tenda.
Il campeggio è dietro
il centro sportivo, imbucato in una via laterale, lo troviamo al secondo
tentativo. Sono ormai quasi le dieci di sera, è buio completo, fa freddo,
l’umidità è vicina al 100%, non abbiamo cenato. “Potrebbe andare peggio?”
“Potrebbe piovere”. E comunque no, stasera non piove, e non va affatto male,
perché siamo felici di essere qui.
Montata la tenda
a tempo record, ci incamminiamo quasi correndo verso il centro di Kirkwall,
nella speranza di trovare qualche pub con la cucina ancora aperta. (Togliete
pure il “cucina ancora aperta”, ci basta trovare qualche pub.) Ad un certo
punto ci si para davanti la cattedrale di St. Magnus, quindi siamo arrivati in pieno
centro, ci sarà qualcosa di aperto.
St. Magnus Cathedral,
Earl Thorfinn Street… che bello, sembra di essere in una città norvegese. E
infatti la bandiera delle Orcadi è praticamente identica a quella della
Norvegia, salvo che lo spazio tra lo sfondo rosso e la croce blu è giallo
anziché bianco. Ma ora basta divagare su bandiere ed eredità vichinghe, sono le
dieci e mezza di sera e abbiamo fame e sete, e a questo punto siamo quasi certi
che dovremo soddisfare sia la sete che la fame con la birra.
Ecco il nostro
pub, imbucatissimo. Ci sono persone sia fuori che dentro il locale, sembra
gente del posto, tutti molto vichinghi, l’insieme comunque ha un’apparenza
molto tranquilla. A parte la musica, very, very loud.
“Ma a te dovrebbe
piacere il metal!”, mi urla lei una volta entrati e seduti.
“Certo, ma non mi
aspettavo di sentirlo qui!”, urlo in risposta.
Vado a ordinare
due pinte e, giusto per tentare di riempire il buco nello stomaco (non ci
riuscirò) mi faccio dare anche un sacchetto di patatine al formaggio. E intanto
parte Forty-Six & 2 dei Tool e
penso che non mi era mai capitato di ascoltare questa canzone fuori da casa mia
o dal mio lettore MP3, e dovevo proprio finire qui, in un pub delle Orcadi alle
undici di sera, per sentirla. La birra locale è buona, dopo ogni sorso sto
meglio: mi sento come un monaco del Medioevo che, non potendo mangiare alcunché
durante la Quaresima, beveva la birra autoprodotta nel monastero. Un monaco sui generis, che muove la testa a tempo
con le canzoni dei Tool.
Il risveglio del
giorno dopo è sotto un mare di nuvole, che poi si dissolveranno lentamente
nell’arco della giornata. Il campeggio, alla luce del giorno, si rivela molto
confortevole: peccato che dobbiamo già smontare la tenda, ne approfittiamo “solo”
per fare una colazione decente, caricare le batterie della reflex, fare una
doccia confortevole. Il programma di oggi prevede un viaggio all’indietro nel
tempo fino a cinquemila anni fa, come si può vedere da alcune delle foto qui
sotto. Compresi nell’offerta (anche se non volevamo) gli incontri con una
numerosa comitiva di chiassosi connazionali (del nord, Lombardia e Veneto a
giudicare dagli accenti) che ha monopolizzato tutti i ristoranti di Stromness e
con un’altra numerosa comitiva di altrettanto chiassosi connazionali (stavolta del
sud, per par condicio) che ha invaso la cattedrale di St. Magnus e le vie
pedonali di Kirkwall.
Infine, come un
nastro riascoltato al contrario: la corsa in auto verso St. Margaret’s Hope per
imbarcarsi sul traghetto; le considerazioni sul fatto che comunque dovremo
tornare qui prima o poi perché ci siamo persi diverse cose (Maes Howe, la
distilleria Highland Park, la Italian Chapel costruita dai prigionieri di
guerra); la traversata di ritorno ancora quasi al tramonto; i piedi di nuovo
sulla terraferma; la ricerca di un altro campeggio e di un posto in cui cenare,
stavolta trovati in tempo…
Tramonto dal traghetto
Cercando di spostare le Standing Stones of Stenness con la forza del pensiero
Ring of Brodgar
Abitazione del villaggio neolitico di Skara Brae
L'hotel di Stromness non ci aiuta certo a rispondere alla domanda se siamo in Scozia o in Norvegia
Le vie di Stromness si dividono in due categorie: quelle troppo strette per le auto e quelle troppo strette per le persone grasse
la cattedrale di St. Magnus