mercoledì 7 settembre 2016

Fine del mondo



Nei nostri viaggi ci piace arrivare fino alla fine di una strada.

Era già capitato: Cabo Fisterra in Galizia, la città di Lüderitz in Namibia, Nordkapp in Norvegia, Finistère in Bretagna, i Fiordi Occidentali in Islanda. Luoghi che di “fine del mondo” hanno il nome, oppure semplicemente da cui una volta arrivati non si può che tornare indietro.

Quest’anno ci è successo più o meno tre volte.


- John O’ Groats, 24 agosto 2016, ore 14

Il cielo è sereno ma anche molto ingannevole, dato che fuori dal caldo confortevole della nostra –per il resto- poco confortevole auto a noleggio (una Toyota Aygo) la temperatura è di 12 gradi e il vento la fa sembrare ancora più bassa.

Oggi stranamente non abbiamo fretta. Abbiamo appena prenotato il traghetto per le Orcadi, che partirà da Gills Bay, poco lontano da qui, tra cinque ore. Quindi abbiamo ben cinque ore da trascorrere tra qui e Dunnet Head. Ma se è Dunnet Head la vera estremità nord dell’isola britannica, qui a John O’ Groats è pieno di cartelli che indicano la fine della terra, il punto di arrivo di ogni viaggio. Un po’ come Nordkapp che si vanta di essere Capo Nord, quando il vero punto più a nord del continente europeo è Knivskjellodden che da lì si trova a pochi chilometri di distanza.

C’è tempo per un (pranzo? merenda?) a base di salmone alle tre del pomeriggio, una visita al negozio di souvenir, da cui usciamo provvisti di sciarpe di lana che ci saranno molto utili per il resto del viaggio, e qualche foto alla scultura che simboleggia la forza delle correnti marine, molto amata dai bambini (e non solo) che si arrampicano fino a dove riescono e poi si lasciano scivolare all’indietro.

Ci lasciamo scivolare indietro anche noi, lungo la strada da cui siamo venuti.


- Neist Point, isola di Skye, 27 agosto 2016, ore 18

“La lunga strada per arrivare qui”, come recita la Lonely Planet, è in realtà piuttosto breve, una trentina di chilometri dal più vicino centro abitato. Ma c’è un problema. E’ tutta a una sola corsia, con “passing places” ogni tanto per fare spazio ai veicoli che ci vengono incontro. Ah, e stavo quasi dimenticando di dire che la strada è piena di curve e pendenze random di ±20%, oltre ad essere molto dissestata. Già il fatto di essere arrivati fin qui è stata un’impresa, riusciremo a tornare indietro senza fare danni?

Dal parcheggio che si trova alla fine dell’asfalto parte un sentiero, in fondo al quale dovrebbe esserci un faro che ancora non si vede. E’ proprio una foto di questo faro, vista su internet (su 500px), che mi ha fatto venire voglia di visitare l’isola di Skye e più in generale la Scozia. Di certo ne varrà la pena, penso mentre scendo lungo il sentiero con pendenza vertiginosa e poi inizio a risalire verso il promontorio. Alla fine della salita c’è una curva, e alla fine della curva ecco il faro, controluce e con un cielo insolitamente opaco per essere in Scozia (dunque la mia foto verrà molto peggio di quella che ho visto su internet, ma la vista dal vivo vale ampiamente il viaggio) e così grande da sembrare una fortezza. E apparentemente ben curato. Solo apparentemente, però. Man mano che ci avviciniamo cogliamo i segni del degrado. Ruggine. Vernice scrostata. Cancelli aperti. Bottiglie vuote. Devastazione. Solo la parte di edificio contenente il faro vero e proprio è ben tenuta. 

In una delle costruzioni ci sono dei letti e una mini cucina, da cui deduciamo che fino a qualche anno fa il faro veniva usato per ospitare turisti. Pensiamo entrambi che ci piacerebbe chiedere di riadattarlo come bed & breakfast e gestirlo (con l’unico problema, non trascurabile, che dovremmo fare tutti i giorni ore di auto su quella terribile strada per portare nostro figlio alla scuola elementare più vicina, non parliamo poi di quando farà le medie e le superiori).

Qui davvero finisce il mondo. Anzi, a giudicare dallo stato di rovina, è già finito.

  
- Edimburgo, 30 agosto 2016, ore 10


Com'era vivere in una città dotata di mura fino a 3-4 secoli fa? In un certo senso, le mura erano la fine del mondo. Del tuo mondo. Oltre le mura per molti cittadini comuni non esisteva niente, solo terra incognita. Non ci avevo mai pensato, prima di leggere la targa fuori dal pub “World’s End” (che infatti si trova nel punto in cui una volta c’erano le mura: proviamo a immaginarcelo metà dentro e metà fuori dalla città, un luogo di transizione insomma).

Salendo lungo il Royal Mile i palazzi si fanno sempre più alti e i vicoli laterali sempre più stretti, ma qualche secolo fa erano ancora più alti, dieci piani e oltre, come ci spiegherà tra poco la guida (dieci piani di altezza max. 2 metri ciascuno, a dire il vero, quindi l’altezza totale era più o meno come adesso). Da come si sviluppò in altezza per mancanza di spazio in orizzontale, Edimburgo poteva essere definita la Manhattan del medioevo, una Manhattan sporca e puzzolente però, date le condizioni igieniche dell’epoca (adesso è bellissima, visitatela se potete).

Al giorno d’oggi ci vuole molta immaginazione per considerare l’angolo del World’s End come la fine del mondo, dato che si può liberamente andare avanti, indietro, a destra e sinistra senza che nessuna guardia di porta ce lo impedisca. Per noi questa è solo la fine del viaggio. Ma torneremo, promesso.

R.E.M. - It's The End Of The World 

John O' Groats

 La scultura "Nomadic Boulders"

In questa e nelle immagini seguenti, il faro di Neist Point

 






The World's End, Edinburgh

Le priorità della vita :)



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