Autostrada A7 in
direzione sud. Paesaggio padano piatto, con pochi alberi in lontananza che
scorrono lentamente lungo l’orizzonte, la nebbia oggi sembra essersi presa una
vacanza.
“Solo io potevo fare
un viaggio di 130km per fotografare un cimitero”, penso.
Senza perdere di
vista la strada, do una rapida occhiata al sedile del passeggero. La borsa con
la reflex è lì.
“Solo io potevo
fare un viaggio di 130km, da solo, per fotografare un cimitero”, penso.
E’ il 30 dicembre.
“Solo io potevo
fare un viaggio di 130km, da solo, il giorno prima di capodanno, per
fotografare un cimitero”, penso.
“This is the way, step
inside”
Dall’autoradio
partono le note lancinanti di Atrocity
Exhibition, erano anni che non la sentivo.
“Solo io potevo
fare un viaggio di 130km, da solo, il penultimo giorno dell’anno, per
fotografare un cimitero, ascoltando i Joy Division per tutto il tragitto”,
penso.
Il paesaggio
cambia, si ingrigisce, arrivano nuvole basse e piovigginose, le prime curve, le
salite, qualche galleria, poi le discese. Niente di tutto questo mi
infastidisce, anzi penso che abitare in questa zona è forse peggio che fare un
viaggio di 130km, da solo, il penultimo giorno dell’anno, per fotografare un
cimitero, ascoltando i Joy Division per tutto il tragitto.
“I walked through the
city limits,
(Someone talked me in to do it)
Attracted by some force within it,
(Had to close my eyes to get close to it)”
(Someone talked me in to do it)
Attracted by some force within it,
(Had to close my eyes to get close to it)”
Sono quasi
arrivato quando spunta di nuovo il sole. Esco dall’autostrada ed entro in città
cercando di non perdermi. Spero che nessuno al casello o ai semafori mi abbia
sentito cantare con voce stonata Interzone,
facendo entrambe le voci e anche la batteria e la chitarra. Concludo che il mio
umore, tutto sommato, non ha risentito minimamente delle condizioni di viaggio
di cui sopra.
“And I was looking for
a friend of mine.
(And I had no time to waste)”
(And I had no time to waste)”
Trovo per puro
caso un parcheggio di fortuna su un marciapiede largo un metro, cosa del tutto normale
a Genova.
Prima di uscire
dall’auto bevo l’acqua dalla bottiglietta di plastica, facendomi la doccia
mentre la apro. E non era nemmeno frizzante.
Una volta entrato
nel cimitero, tiro fuori la reflex e cerco di orientarmi.
(devo essere
stato molto credibile, dato che prima due italiani e poi una famiglia francese
mi hanno chiesto indicazioni su cosa vedere.)
“No time to lose, had
to keep on going,
(I guessed they died some time ago)”
(I guessed they died some time ago)”
Dopo oltre tre
ore concludo che è meglio tornare nel mondo dei vivi prima che sia troppo
tardi. Il viaggio fila via liscio senza rallentamenti. Il tramonto rosso che
vedo dal finestrino quando sono ormai arrivato a casa mi rassicura
definitivamente. Sì, ho fatto bene a fare un viaggio di 130km (moltiplicato per
due), da solo, il penultimo giorno dell’anno, per fotografare un cimitero.






















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