martedì 12 gennaio 2016

Interzone



Autostrada A7 in direzione sud. Paesaggio padano piatto, con pochi alberi in lontananza che scorrono lentamente lungo l’orizzonte, la nebbia oggi sembra essersi presa una vacanza.
“Solo io potevo fare un viaggio di 130km per fotografare un cimitero”, penso.

Senza perdere di vista la strada, do una rapida occhiata al sedile del passeggero. La borsa con la reflex è lì.
“Solo io potevo fare un viaggio di 130km, da solo, per fotografare un cimitero”, penso.

E’ il 30 dicembre.
“Solo io potevo fare un viaggio di 130km, da solo, il giorno prima di capodanno, per fotografare un cimitero”, penso.

“This is the way, step inside”
Dall’autoradio partono le note lancinanti di Atrocity Exhibition, erano anni che non la sentivo.
“Solo io potevo fare un viaggio di 130km, da solo, il penultimo giorno dell’anno, per fotografare un cimitero, ascoltando i Joy Division per tutto il tragitto”, penso.

Il paesaggio cambia, si ingrigisce, arrivano nuvole basse e piovigginose, le prime curve, le salite, qualche galleria, poi le discese. Niente di tutto questo mi infastidisce, anzi penso che abitare in questa zona è forse peggio che fare un viaggio di 130km, da solo, il penultimo giorno dell’anno, per fotografare un cimitero, ascoltando i Joy Division per tutto il tragitto.

“I walked through the city limits,
(Someone talked me in to do it)
Attracted by some force within it,
(Had to close my eyes to get close to it)”
Sono quasi arrivato quando spunta di nuovo il sole. Esco dall’autostrada ed entro in città cercando di non perdermi. Spero che nessuno al casello o ai semafori mi abbia sentito cantare con voce stonata Interzone, facendo entrambe le voci e anche la batteria e la chitarra. Concludo che il mio umore, tutto sommato, non ha risentito minimamente delle condizioni di viaggio di cui sopra.

“And I was looking for a friend of mine.
(And I had no time to waste)”
Trovo per puro caso un parcheggio di fortuna su un marciapiede largo un metro, cosa del tutto normale a Genova.
Prima di uscire dall’auto bevo l’acqua dalla bottiglietta di plastica, facendomi la doccia mentre la apro. E non era nemmeno frizzante.

Una volta entrato nel cimitero, tiro fuori la reflex e cerco di orientarmi.
(devo essere stato molto credibile, dato che prima due italiani e poi una famiglia francese mi hanno chiesto indicazioni su cosa vedere.)

“No time to lose, had to keep on going,
(I guessed they died some time ago)”
Dopo oltre tre ore concludo che è meglio tornare nel mondo dei vivi prima che sia troppo tardi. Il viaggio fila via liscio senza rallentamenti. Il tramonto rosso che vedo dal finestrino quando sono ormai arrivato a casa mi rassicura definitivamente. Sì, ho fatto bene a fare un viaggio di 130km (moltiplicato per due), da solo, il penultimo giorno dell’anno, per fotografare un cimitero.
























Altre foto sono a questo link.

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