Non so dove
andare la prossima estate.
Che poi è
l’equivalente del “Non so cosa mettermi per uscire” di una donna che guarda le
migliaia di vestiti presenti nel suo armadio, in centinaia di tonalità di
colore (tonalità di cui un uomo mediamente ne percepisce 12, i più sensibili
forse arrivano a 24).
Mi sta venendo la
pazza idea di tornare, dopo soli due anni, in Thailandia, magari facendo tappa
in Myanmar o in Cambogia.
Anche solo per
mangiare.
Da bambino di
certo sarei morto di fame in Thailandia, due anni fa invece ho pensato che
morire di fame in un posto così pieno di delizie alimentari sarebbe
impossibile.
Una volta facevo
impazzire i miei genitori per il mio rapporto conflittuale con il cibo (nel
senso che non volevo assaggiare niente, cosa che adesso fa mio figlio: questo è il karma!). Con il tempo, e molto probabilmente anche
grazie ai viaggi, sono diventato quasi onnivoro. Dico quasi perché ad esempio
non avrei mangiato la testa di pecora o lo squalo putrefatto quando sono stato in Islanda nel 2008 (per
fortuna nessuno ce li ha offerti, quindi il problema non si è posto).
Non dovrei
alimentare questa idea sfogliando le foto, ma lo faccio. E mi viene ancora più
voglia di tornare…
La frutta.
D’accordo, nell’era della globalizzazione il dragon fruit e il rambutan si
possono trovare anche in un negozio ortofrutticolo di Sondrio, però se
consumati nei luoghi di origine hanno tutto un altro sapore. Senza contare che
il prezzo da noi in Euro è lo stesso che si paga sul posto in Baht (per la cronaca il Baht vale circa quaranta volte meno dell'Euro).
Le banane sono
più piccole di quelle che si trovano vengono importate in Europa. Non
facciamo della facile ironia su questo…
Il durian. La
scorsa volta non ho avuto il coraggio l’occasione di mangiarlo, ma dopo
due settimane di caldo umido e di sudore le nostre t-shirt avevano lo stesso
odore del frutto nonostante le avessimo lavate ripetutamente durante il
viaggio.
Non ho mangiato
neanche gli insetti, ma chi li ha assaggiati dice che è come mangiare la pelle
del pollo al forno.
Questi credo di
averli mangiati in diverse zuppe. La visita al mercato è stata solo per
fotografare, dato che sarebbe stato poco pratico comprarsi un pesce secco da
stivare in valigia e portare a casa (già ho parlato della puzza di durian sulle
t-shirt, se aggiungiamo quella di pesce otteniamo un’arma batteriologica letale).
Questa immagine
mi fa venire voglia di nutrirmi di zuppe di vegetali per il resto della mia
vita. Piccanti, come si intravede dal vassoio in alto a sinistra.
Interrompo l’operazione
nostalgia appena in tempo. Adesso però, giusto per curiosità, vado a vedere se
ci sono già offerte di volo economiche per Chiang Mai per il mese di agosto.






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