28 aprile 2015.
Kardinal
Mercierlaan, Heverlee (Belgio), poco prima di mezzanotte.
Adesso sono
davvero stanco.
La testa sta
riprendendo a girare.
E questa strada
sembra infinita…
Accelero sempre
più il passo.
L’unico rumore
che sento, a parte ogni tanto qualche piccolo gruppo di studenti in bici, è il
mio respiro affannoso, che però non si trasforma in nuvolette di vapore perché
l’aria è molto secca, pur essendo fredda.
Lo scenario intorno a me non cambia mai. Pista ciclabile alla mia sinistra.
Muro di mattoni a destra. Dietro al muro si intravedono le sagome di alberi
altissimi. Mi chiedo come sarebbe dormire in mezzo a quegli alberi, ma il
pensiero del comodo letto del Lodge a qualche centinaio di metri da qui scaccia
ogni dubbio.
Mi chiedo anche
come sarebbe fare l’università qui, probabilmente una bella esperienza, ma io
ho già dato altrove e in un altro millennio.
La mia testa gira
esattamente da stamattina alle 3.45. Venti ore esatte. Sono sveglio da venti
ore, quindi. Evviva.
Non ha smesso di
girare in aereo, e nemmeno durante le presentazioni di stamattina e oggi
pomeriggio, a cui comunque ho cercato di stare più attento che potevo. Ha
smesso di girare solo a cena dopo una bottiglia di Chimay.
(flashback)
Lo scorso
millennio (agosto 1997 per la precisione), tarda serata. Un me stesso appena
laureato a cui gira parecchio la testa, pur essendo in quel momento perfettamente
sobrio, vaga apparentemente senza meta per le strade di Oslo con i suoi quattro compagni di viaggio.
Da ogni pub, bar
e locale a cui ci avvicinavamo usciva musica degli U2. Gli U2 erano, per
inciso, anche gli unici responsabili del fatto che non eravamo riusciti a
trovare un posto per dormire in città (avevano un concerto lì proprio quella
sera). Ma alla fine -fuck it- decidemmo di entrare in un bar a caso e ordinare
una costosissima birra norvegese a testa. Del resto era l’ultima sera del
viaggio, dovevamo festeggiare.
Anche quel giorno
la mia testa girava.
Anche quel giorno
ero sveglio da parecchie ore, dopo la traversata dalle Lofoten alla terraferma con
il mare mosso e il viaggio di ritorno di 900 chilometri in auto lungo la E6. Di quel tragitto
ricordo solo alcuni flash, come quando abbiamo attraversato il Circolo Polare
Artico di notte con in sottofondo “Riders on the Storm”, oppure quando abbiamo
iniziato a notare una strana condensa che si formava sull’involucro in cui era
racchiuso lo stoccafisso chiamato Bjarne. (di cui forse parlerò in un’altra
storia)
Dopo la birra
norvegese la mia testa smise di girare.
Il giorno dopo
sarei tornato a casa in aereo.
(fine flashback)
Come stavolta.
Avevo fatto scalo
a Bruxelles, tra l’altro. Stavolta parto da lì.
La mia personale
teoria è che, quando si è molto stanchi, la testa inizia a girare. (in effetti,
più che una teoria, è un dato di fatto).
Anche quando si
assume una certa quantità di alcool, la testa inizia a girare, ma in senso contrario.
Il trucco è
smettere di bere quando la testa smette di girare.
Se fossimo in un gioco di ruolo, bere da questa fontana darebbe un punto in più di saggezza (ma non siamo in un gioco di ruolo, e in ogni caso la fontana è al momento spenta) - da Flickr


