Leggevo e ogni
tanto mi cadeva la mandibola. E continuavo a ripetere tra me e me, come uno
scemo: “Sono anch’io così”.
Non tanto per il
fatto che qualcuno mi dia del lei, ormai è la prassi: già a 25 anni qualcuno mi
dava del lei, forse perché per colpa dei miei capelli iniziavo a sembrare
Fabrizio Ravanelli (forse esagero: quelli di Ravanelli erano molto più
bianchi), e adesso che ne ho 43, quando un estraneo mi dà del tu è un evento da
segnare sul diario.
(L’ultima volta è
successo nel parcheggio sotto casa: una ragazza mi ha chiesto da accendere e le
ho risposto che mi spiace ma non fumo. Era buio e indossavo una felpa con il
cappuccio, in sostanza avevo l’aspetto di un ninja senza età).
…quanto per il
passare del tempo.
Penso a fatti
successi ad esempio nel 2007 o nel 2008 come se fossero accaduti ieri (tipo che ho appena
comprato la reflex digitale o sono appena tornato dal viaggio in Islanda (con
ancora annessa la sensazione di freddo)) e nel frattempo mio figlio, che
all’epoca non era ancora nato, va per i sei anni e mezzo.
O peggio ancora,
sfogliando una raccolta di storie di Topolino del 1979 appena comprata per mio
figlio, mi imbatto in “Topolino e l’enigma di Mu”, di cui ricordo di avere
letto solo la prima parte all’età di sette anni, in quanto mi mancava il numero
di Topolino in cui si trovava la seconda parte. E lo scorso weekend, dopo
trentasei anni, ho finalmente chiuso il cerchio leggendo anche la seconda
parte, sotto lo sguardo attento e
incoraggiante di mio figlio.
In sostanza, mi
ricordo di una storia di Topolino che ho letto trentasei anni fa e non riesco a
farmi venire in mente che cosa ho fatto venerdì scorso al lavoro.
Ricordo con che
automobilina ho vinto il Gran Premio di Formula 1 disputato un’estate dei
primissimi anni ’80 nel cortile di casa mia su una pista disegnata con un frammento
di mattone rosso, e sono costretto a farmi i promemoria per ricordarmi di
andare a buttare la spazzatura (altrimenti arriva Er
Monnezza).
Ricordo come si
chiamano TUTTI gli omini di Lego che avevo da piccolo (tra set City e Space, mio
fratello e io ne avevamo una cinquantina e abbiamo dato un nome a ciascuno di
loro), e non riesco a memorizzare nemmeno per un nanosecondo il nome della persona
a cui ho appena stretto la mano.
La memoria è
piena. Devo svuotare la cache.
Ma non è facile,
soprattutto per un accumulatore seriale come me.
“Questo mi
potrebbe ancora servire” e finisco per tenere tutto, compresa soprattutto la
fuffa.
Se a tutto ciò
aggiungete quella riserva semi-vergine e pressoché inesauribile di fuffa
chiamata Internet…
Dal viaggio in Islanda che ho fatto l'altro ieri quasi sette anni fa. Faceva davvero freddo.

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