E’ il 15 agosto
2008 e mi trovo al termine dell’universo da me conosciuto.
E’ più o meno
come mi immaginavo.
…
Sarò un
visionario, ma a me capita spesso di fantasticare quando guardo la carta
geografica di una regione in cui non sono mai stato prima. Mi capitava molto più spesso quando internet non era ancora il pane quotidiano. Ogni volta che avevo in mano una mappa, mi bastava qualche secondo per partire verso
il limbo dei luoghi sconosciuti. Adesso se voglio posso aprire Google Maps in
modalità Street View e vedo tutto. So in anticipo dove andare per vedere ciò
che mi interessa, ma perdo il gusto dell’immaginazione e della scoperta. E’ un
po’ come leggere un libro di cui sai già il finale o vedere una serie TV che
qualcuno ti ha spoilerato.
Uno dei miei
viaggi immaginari preferiti aveva come meta quella penisola vagamente a forma
di mano che si trova all’estremità nord-occidentale dell’Islanda. Mi ha sempre
affascinato, fin da bambino, quella forma insolita. E non capivo perché avessero
costruito una strada che seguiva tortuosamente tutte le dita della mano, fino
alle punte, anziché semplicemente andare in linea retta fino alla destinazione
finale,
la città al termine
dell’universo,
Ísafjörður.
Chissà come sarà,
mi chiedevo sempre.
…
E’ il 15 agosto
2008, dicevamo, sono alla guida di una Toyota Celica rossa che ha visto giorni
migliori, e sto percorrendo una ad una tutte le dita della penisola-mano. Alla
mia sinistra c’è un'ininterrotta parete quasi verticale alta almeno un centinaio di metri, e alla
mia destra c’è il mare, o se preferite lo spazio tra le dita. Le dita non hanno
nome, mentre gli spazi tra le dita hanno diversi nomi che, abbastanza
ragionevolmente, finiscono tutti per –fjörður.
Ad un certo punto faccio una sosta per fotografare un gruppo di foche,
che sembrano imperturbate dal mio arrivo finché non tiro fuori l’obiettivo da
300mm. In quel momento decidono di andarsene (ma fortunatamente sono riuscito a
fare almeno una foto decente con il 135mm).
Il fiordo in cui si trova la città al termine dell’universo si chiama Skutulsfjörður. Mi piace questo nome,
chissà come mai...
Per arrivare alla
città attraversiamo un ponte. Il cartello prima del ponte dice di stare attenti
agli uccelli che possono attraversare il ponte volando basso, ad altezza delle
auto. Se Angry Birds fosse già stato pubblicato [è uscito l’anno dopo, N.d.A.],
in questo momento immaginerei di essere un maiale verde.
La città ha poco
più di duemila abitanti, ma dopo avere viaggiato per quasi 300km senza
incontrare nessuna traccia della presenza umana se non la strada su cui ci
trovavamo, vi assicuro che sembra una metropoli enorme.
Dato che siamo
arrivati al termine dell’universo, vediamo diverse cose che alla gente comune
possono sembrare strane.
La città è
costruita su una lingua di sabbia, il che rende ancora più difficile costruire
più di così. (In effetti, quando ho provato a rifare Ísafjörður in SimCity4 usando una mappa a dimensioni reali, non sono
riuscito a raggiungere più di 2500 abitanti).
I pochi alberi si
trovano in un parco cittadino al cui ingresso c’è un arco realizzato con ossa
di balena (morta di vecchiaia, spero).
Le case sono per
la maggior parte fatte di lamiera (ma gli abitanti non avranno freddo in
inverno?).
C’è anche un
aeroporto qui vicino. Me ne sono accorto quando ho visto un piccolo aereo che
stava letteralmente infilandosi tra una montagna e l’altra per atterrare.
E ovviamente c’è
un ristorante.
Ce ne sarà certamente
più di uno, ma noi ne sceglieremo uno. Il nostro, personale, ristorante al
termine dell’universo.
Si trova
all’interno di un centro commerciale. Si chiama Thai Koon, e come avrete
probabilmente intuito dal nome, non fa cucina tipica islandese.
Altrove, non
sarebbe che un ristorante qualsiasi in una località qualsiasi. Qui invece per
noi è speciale. La clientela è speciale, anche se mascherata da gente comune.
Potrebbe anche esserci il Presidente della Galassia, per quanto ne sappiamo.
I piatti sono
buoni, meno piccanti di quanto mi immaginassi, ma siamo soddisfatti. Certo, al
Blatta-place avremmo mangiato meglio, ma quella è un’altra storia di cui siamo
ancora totalmente ignari. Questa, per ora, finisce qui, al termine
dell’universo. Domani si potrà solo tornare indietro, possibilmente scegliendo
una nuova strada…
"Hi there, Skutul!"
Una tipica casa di Ísafjörður- dal mio album su Flickr


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