mercoledì 29 luglio 2015

Acqua cheta



Oggi non ho voglia di scrivere.

Sarà il mio solito vuoto mentale che accompagna la vigilia di un viaggio (decisamente in anticipo, dato che mancano ancora due settimane alla partenza), o più probabilmente il fatto che in questi giorni caldi dormo poco e male.

Ieri sera sono andato a fare il fotografo/turista nella mia città, ma continuo a non avere voglia di scrivere.

Lascerò parlare la mia reflex, che a differenza di me ha qualcosa da dire.

Proverbio del giorno (che mi è venuto in mente mentre cercavo di dare un titolo alle foto di ieri sera, e su cui sto tuttora riflettendo per capire se abbia una connotazione positiva o negativa):

Le acque chete distruggono i ponti.

In inglese suona meglio: still waters run deep.










lunedì 20 luglio 2015

Due secondi



(Warning: flashback alert)

Non guardo quasi mai la TV, né tanto meno la pubblicità in TV, ma un paio di giorni fa mi è capitato di vedere lo spot della Decathlon per il decimo anniversario della tenda 2 Seconds.
Noi ce l’abbiamo da nove anni, la 2 Seconds.

Tsunami di ricordi in 3… 2… 1…

(flashback)

9 agosto 2006

Ci troviamo una decina di km a sud di Trondheim, in un campeggio, e con grande meraviglia la nostra 2 Seconds si è aperta da sola, letteralmente esplodendo fuori dal suo involucro, non appena abbiamo tolto l’elastico. Bisogna dire che la grande meraviglia era già stata provata una volta prima di partire, giusto per evitare che la nostra tenda esplodesse a caso in mezzo al campeggio creando il panico tra i vicini di posto.

Siamo quasi in mezzo al nulla, il quasi è perché vicino al campeggio c’è un fast food, che stasera provvederà al nostro sostentamento. Per la colazione di domani mattina invece abbiamo una ricca selezione che comprende due barre di Toblerone da mezzo kg, una fondente e una bianca, acquistate ieri in aeroporto in un momento di follia (in seguito risultata provvidenziale), e una serie di prodotti comprati oggi pomeriggio al minimarket di Røros, tra cui il misterioso Rislunsj.


(il mattino dopo)

- Bleah! –

- Non ti piace il Rislunsj? –

- No. L’ho comprato convinta che fosse yogurt, invece è fatto di riso. Bleah! Vuoi mangiarlo tu? -

- No, resterò fedele al mio Toblerone fondente -

(fine flashback)

Per le vacanze di quest’estate, 2015, stiamo pensando di comprare la versione a tre posti, in previsione che nostro figlio prima o poi migliori il suo pessimo rapporto con il cibo (che avevo anche io alla sua età) e venga con noi.

La 2 seconds tornerà ancora utile in seguito, a noi oppure a lui quando sarà più grande.
Una volta, in montagna, ha provato a dormire in tenda e gli è piaciuto. Ma di certo lui non può ricordare che ci aveva già dormito qualche mese prima di nascere…

(flashback)

13 agosto 2008

Siamo da qualche parte nel nord dell’Islanda. La località si chiama Hvammstangi, per la precisione. Sappiamo che c’è un campeggio perché ce l’ha detto la Lonely Planet, e lo stiamo cercando. Le strade della cittadina sono deserte, le case sono arredate e ben curate ma sembrano anch’esse deserte, un po’ come se l’intera popolazione fosse andata via da poco.

Trovato.
Il campeggio è aperto solo nei mesi estivi (del resto, è già da pazzi campeggiare in Islanda d’estate, figuriamoci in autunno o inverno), per il resto del tempo svolge la funzione di scuola pubblica.
E, come il resto della città, è deserto. Nessuno alla reception, nessuna tenda. Ma è aperto e quindi entriamo. Se non incontreremo nessuno fino a domani mattina, lasceremo i soldi da qualche parte come abbiamo già fatto una volta in Norvegia.

Il tempo, che prima era abbastanza soleggiato, sta per cambiare per la nona volta oggi. Il vento forte porta molte nuvole e qualche goccia di pioggia. Studiamo la sistemazione della tenda in modo che da un lato sia protetta dalla nostra auto, dall’altro da una siepe, così il vento non ci darà fastidio.
Oltre il prato del campeggio c’è un cimitero. Di certo stanotte non avremo il problema dei vicini che fanno casino, dice mia moglie. Speriamo, dico io.

Andiamo a fare la doccia. Nel frattempo qualcuno è arrivato e sta montando un’altra tenda. Sono le prime persone che incontriamo da quando siamo a Hvammstangi.

Usciti dal locale doccia, ci viene incontro un signore di mezza età dall’aspetto inquietante. In un primo momento mi è sembrato che si fosse materializzato dal nulla. Ha in mano una specie di registratore di cassa portatile e, parlando a monosillabi, ci chiede i soldi per il pernottamento. Allora non è un fantasma, pensiamo. Oppure è il fantasma che gestisce il campeggio.

C’è anche un locale cucina, che utilizziamo per preparare la cena. Mentre aspetto che sia pronto, mi guardo in giro. Trovo una guida telefonica e le do un’occhiata per curiosità. Ce n’è una sola per tutta l’Islanda (basta e avanza, dato che ci sono in totale circa 300000 abitanti), ma la cosa più strana è che le voci sono ordinate per nome. Non tanto strana, se pensiamo che il cognome in Islanda non è altro che il nome del padre. Vediamo se trovo il numero di Björk... Allora, ci sono ben quattro Björk Guðmundsdóttir a Reykjavík, chissà quale sarà quella giusta. E chissà se sarà a casa, immagino piuttosto che sia in tour da qualche parte nel mondo.

Dopo la cena usciamo a fare una passeggiata per le vie, non più completamente deserte, della cittadina. Il tempo nel frattempo è cambiato per la decima ed ultima volta oggi e il cielo è di nuovo sereno.

Il porticciolo è l’unica zona degna di nota. Tra le barche colorate galleggiano strane meduse che sembrano anch’esse dei fantasmi. Non pensavo che ci fossero così tante meduse nei mari freddi.
Torniamo al campeggio, dentro la nostra 2 Seconds compagna di mille avventure, sicuri che stanotte nessuno ci disturberà.

(fine flashback)

(continua)

Colazione in tenda :)

Medusa fantasma

Tra un campeggio e l'altro si vedevano questi panorami:

lunedì 13 luglio 2015

Alti e bassi



Il mio orologio Casio con cronometro, termometro e altimetro mi è stato regalato per la laurea, di cui tra pochi giorni ricorre il diciottesimo anniversario. (Ma invece di pensare che sto diventando vecchio, preferisco dire che la mia laurea sta diventando maggiorenne.)

Mio figlio è sempre più interessato all’oggetto magico orologio Casio.
Ha iniziato qualche mese fa scoprendo il cronometro, e da allora lo usa quando si inventa delle missioni a tempo (come ad esempio far scoppiare cento bolle nella vasca da bagno in due minuti).
Lo scorso weekend gli ho fatto scoprire l’altimetro.

Meraviglia.

Così, mentre stavamo salendo in auto dalla baita dei miei suoceri, che si trova a circa 1050m sul livello del mare, fino all’imbocco della valle, che si trova a circa 1600m, gli ho fatto vedere che il mio altimetro segnava che eravamo quasi arrivati.
Infatti, poco dopo, siamo scesi dall’auto e abbiamo iniziato la camminata.

Da quel momento, lungo tutto il sentiero, sarà un continuo: “A quanti metri siamo?”, “Perché stiamo scendendo?”, “Perché stiamo salendo?”, “Ma quando non hai l’orologio, come fai a sapere quanto siamo alti?”. 
Il sentiero prima scende di circa 100m di dislivello verso il fiume, poi riprende lentamente a salire. Va avanti salendo in leggera pendenza per altre due ore, fino all’ultima ripida salita verso il passo di Valcervia (2350m circa).
Ma oggi non arriveremo così lontano: mio figlio non è ancora abbastanza grande per un percorso così lungo.
Arriveremo fino al fiume, dove si iniziano a vedere le marmotte. Bisognerebbe fare silenzio, cosa che a lui riesce molto ma molto difficile. Difatti le marmotte ci sentono a un chilometro di distanza e iniziano a fischiare. Riusciamo a vederne solo un paio, da molto lontano, prima che spariscano nelle loro tane.

Mio figlio è molto più impressionato dall’altimetro che dalle marmotte.

Tornati alla baita, gli faccio vedere che l’altimetro ha anche la funzione di massimo e minimo. Attualmente sull’orologio sono registrati dei massimi e minimi ridicoli, dato che ho cambiato la batteria l’anno scorso azzerando i record, però gli spiego che il massimo che ho raggiunto finora è di 3375m sul livello del mare, mentre il mio minimo è il punto più basso delle terre emerse, a -390m slm.

Questa mia ultima informazione provoca alcuni istanti di silenzio. Quando è così, so che il suo cervellino sta elaborando una serie di domande a raffica.

“Ma come, sei andato sotto il mare? E come ci sei arrivato?”

“In pullman, su una strada”

“Ma che c’è, una strada che va sotto il mare?”

“No, una volta c’era il mare lì, ma col passare del tempo si è prosciugato, e il livello dell’acqua si è abbassato sempre più. Per questo adesso puoi scendere fino a -390 metri. E sai che l’acqua lì è molto salata?”

“Perché? Qualcuno ha buttato il sale?”


(flashback)

15 agosto 2005.

No, non è possibile.

Sul pullman ci sono all’incirca 20 gradi: la tipica, insana temperatura di tutti i condizionatori mediorientali. All’uscita, un vento bollente ci schiaffeggia la faccia. Mi sento come un arrosto che è appena stato tirato fuori dal congelatore e messo in un forno ventilato.
Il termometro segna 45 gradi centigradi.

No, non è possibile.

D’accordo, c’è il vento, umidità bassissima, ma sono pur sempre 45°.
Sudo.
Penso: “OK, sono nel luogo più basso della Terra e il solo fatto di essere qui vale una sudata”. Però il pensiero non mi fa certo smettere di sudare.

Ogni tanto incontro in giro dei gatti piccoli e magri, ma apparentemente in buona salute, e mi chiedo come facciano a vivere con questa temperatura; poi arrivo in spiaggia e vedo donne completamente vestite di nero, di cui si intravedono solo gli occhi, e penso che in fondo i gatti non stanno così male.

Entro in acqua e, come mi aspettavo, non ho la minima sensazione di refrigerio, ma se non altro mi diverto a restare a galla in qualsiasi posizione mi metta (basta solo stare attenti a non “bere”: una sola goccia d’acqua ha il gusto di un bicchiere pieno di sale).

“Argh!”

Ho bevuto.

(fine flashback)

Alla fine ho promesso a mio figlio che gli darò il mio orologio tra quattro anni, quando sarà in prima media.

 Sembra un mare qualsiasi, ma non lo è...

martedì 7 luglio 2015

Eclissi



- Papà, quando c’è l’eclissi di Sole?

Mio figlio è appassionato di astronomia. Non posso obiettare, perché lo ero anche io alla sua età: la mela non cade lontano dall’albero.

- Quando la Luna si trova tra il Sole e la Terra.

- Me lo fai vedere?

Non è la prima volta che glielo spiego, ma ho scoperto che gli piace molto la spiegazione “animata”, che è quello che sto per fare.

- Allora, ho bisogno di tre palline o tre oggetti qualsiasi, uno giallo più grande, uno verde o blu e uno grigio più piccolo. 

- Fatto.

- Chi tiene il sole?

- Io -, interviene mia moglie.

- Io tengo la Terra -, dice mio figlio.

- OK, allora a me è rimasta la Luna, come al solito.

- Cosa devo fare? -, dice mia moglie.

- Niente, perché il sole è fermo -, rispondo.

- Uff, non è divertente. Dovevi dirmelo prima –

- Tu devi far girare la Terra intorno al Sole -, dico a mio figlio, - mentre io faccio girare la Luna intorno alla Terra.

- Ecco, adesso che la Luna si è messa tra il Sole e la Terra, fa ombra qui. Qui c’è l’eclissi -, e indico un punto sulla palla di gomma verde e blu che rappresenta la Terra.

- Ma come fa la Luna a fare ombra, se è 400 volte più piccola del Sole? -, chiede mio figlio.

Inarco le sopracciglia pensando che, se queste sono le domande che fa a sei anni e mezzo, nei prossimi anni saremo sottoposti a un allenamento mentale sempre più duro.

- Ci riesce perché è molto vicina alla Terra, quindi se la vedi dalla Terra sembra grande come il Sole.

- E l’eclissi di Luna?

Faccio fare un altro mezzo giro al mio mattoncino di Lego grigio.

- Adesso che la Terra si trova tra la Luna e il Sole, c’è l’eclissi di Luna. Però in realtà la Luna si vede lo stesso anche durante l’eclissi, e diventa rossa.

- Perché?

Un attimo di pausa. Come glielo spiego senza parlare di rifrazione e lunghezze d’onda?

- Perché la luce è composta da tutti i colori dell’arcobaleno e durante l’eclissi l’atmosfera della Terra fa passare solo il colore rosso.

- Ma allora piove quando c’è l’eclissi? Si vede l’arcobaleno?

Mumble mumble, mi sa che quest’ultimo concetto glielo devo rispiegare tra qualche anno…


Anche un cartello con scritto “Oceano Atlantico”, se sufficientemente vicino, può oscurare il Sole:
(Punta de Tarifa, Spagna, via Flickr)