lunedì 13 luglio 2015

Alti e bassi



Il mio orologio Casio con cronometro, termometro e altimetro mi è stato regalato per la laurea, di cui tra pochi giorni ricorre il diciottesimo anniversario. (Ma invece di pensare che sto diventando vecchio, preferisco dire che la mia laurea sta diventando maggiorenne.)

Mio figlio è sempre più interessato all’oggetto magico orologio Casio.
Ha iniziato qualche mese fa scoprendo il cronometro, e da allora lo usa quando si inventa delle missioni a tempo (come ad esempio far scoppiare cento bolle nella vasca da bagno in due minuti).
Lo scorso weekend gli ho fatto scoprire l’altimetro.

Meraviglia.

Così, mentre stavamo salendo in auto dalla baita dei miei suoceri, che si trova a circa 1050m sul livello del mare, fino all’imbocco della valle, che si trova a circa 1600m, gli ho fatto vedere che il mio altimetro segnava che eravamo quasi arrivati.
Infatti, poco dopo, siamo scesi dall’auto e abbiamo iniziato la camminata.

Da quel momento, lungo tutto il sentiero, sarà un continuo: “A quanti metri siamo?”, “Perché stiamo scendendo?”, “Perché stiamo salendo?”, “Ma quando non hai l’orologio, come fai a sapere quanto siamo alti?”. 
Il sentiero prima scende di circa 100m di dislivello verso il fiume, poi riprende lentamente a salire. Va avanti salendo in leggera pendenza per altre due ore, fino all’ultima ripida salita verso il passo di Valcervia (2350m circa).
Ma oggi non arriveremo così lontano: mio figlio non è ancora abbastanza grande per un percorso così lungo.
Arriveremo fino al fiume, dove si iniziano a vedere le marmotte. Bisognerebbe fare silenzio, cosa che a lui riesce molto ma molto difficile. Difatti le marmotte ci sentono a un chilometro di distanza e iniziano a fischiare. Riusciamo a vederne solo un paio, da molto lontano, prima che spariscano nelle loro tane.

Mio figlio è molto più impressionato dall’altimetro che dalle marmotte.

Tornati alla baita, gli faccio vedere che l’altimetro ha anche la funzione di massimo e minimo. Attualmente sull’orologio sono registrati dei massimi e minimi ridicoli, dato che ho cambiato la batteria l’anno scorso azzerando i record, però gli spiego che il massimo che ho raggiunto finora è di 3375m sul livello del mare, mentre il mio minimo è il punto più basso delle terre emerse, a -390m slm.

Questa mia ultima informazione provoca alcuni istanti di silenzio. Quando è così, so che il suo cervellino sta elaborando una serie di domande a raffica.

“Ma come, sei andato sotto il mare? E come ci sei arrivato?”

“In pullman, su una strada”

“Ma che c’è, una strada che va sotto il mare?”

“No, una volta c’era il mare lì, ma col passare del tempo si è prosciugato, e il livello dell’acqua si è abbassato sempre più. Per questo adesso puoi scendere fino a -390 metri. E sai che l’acqua lì è molto salata?”

“Perché? Qualcuno ha buttato il sale?”


(flashback)

15 agosto 2005.

No, non è possibile.

Sul pullman ci sono all’incirca 20 gradi: la tipica, insana temperatura di tutti i condizionatori mediorientali. All’uscita, un vento bollente ci schiaffeggia la faccia. Mi sento come un arrosto che è appena stato tirato fuori dal congelatore e messo in un forno ventilato.
Il termometro segna 45 gradi centigradi.

No, non è possibile.

D’accordo, c’è il vento, umidità bassissima, ma sono pur sempre 45°.
Sudo.
Penso: “OK, sono nel luogo più basso della Terra e il solo fatto di essere qui vale una sudata”. Però il pensiero non mi fa certo smettere di sudare.

Ogni tanto incontro in giro dei gatti piccoli e magri, ma apparentemente in buona salute, e mi chiedo come facciano a vivere con questa temperatura; poi arrivo in spiaggia e vedo donne completamente vestite di nero, di cui si intravedono solo gli occhi, e penso che in fondo i gatti non stanno così male.

Entro in acqua e, come mi aspettavo, non ho la minima sensazione di refrigerio, ma se non altro mi diverto a restare a galla in qualsiasi posizione mi metta (basta solo stare attenti a non “bere”: una sola goccia d’acqua ha il gusto di un bicchiere pieno di sale).

“Argh!”

Ho bevuto.

(fine flashback)

Alla fine ho promesso a mio figlio che gli darò il mio orologio tra quattro anni, quando sarà in prima media.

 Sembra un mare qualsiasi, ma non lo è...

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