(Warning:
flashback alert)
Non guardo quasi mai
la TV, né tanto meno la pubblicità in TV, ma un paio di giorni fa mi è capitato
di vedere lo spot della Decathlon per il decimo anniversario della tenda 2
Seconds.
Noi ce l’abbiamo
da nove anni, la 2 Seconds.
Tsunami di
ricordi in 3… 2… 1…
(flashback)
9 agosto 2006
Ci troviamo una
decina di km a sud di Trondheim, in un campeggio, e con grande meraviglia la
nostra 2 Seconds si è aperta da sola, letteralmente esplodendo fuori dal suo involucro, non appena abbiamo tolto l’elastico.
Bisogna dire che la grande meraviglia era già stata provata una volta prima di
partire, giusto per evitare che la nostra tenda esplodesse a caso in mezzo al
campeggio creando il panico tra i vicini di posto.
Siamo quasi in
mezzo al nulla, il quasi è perché vicino al campeggio c’è un fast food, che
stasera provvederà al nostro sostentamento. Per la colazione di domani mattina
invece abbiamo una ricca selezione che comprende due barre di Toblerone da
mezzo kg, una fondente e una bianca, acquistate ieri in aeroporto in un momento
di follia (in seguito risultata provvidenziale), e una serie di prodotti
comprati oggi pomeriggio al minimarket di Røros, tra cui il misterioso Rislunsj.
…
(il mattino dopo)
- Bleah! –
- Non ti piace il
Rislunsj? –
- No. L’ho
comprato convinta che fosse yogurt, invece è fatto di riso. Bleah! Vuoi mangiarlo tu? -
- No, resterò fedele al mio Toblerone fondente -
(fine flashback)
Per le vacanze di
quest’estate, 2015, stiamo pensando di comprare la versione a tre posti, in previsione
che nostro figlio prima o poi migliori il suo pessimo rapporto con il cibo (che
avevo anche io alla sua età) e venga con noi.
La 2 seconds
tornerà ancora utile in seguito, a noi oppure a lui quando sarà più grande.
Una volta, in
montagna, ha provato a dormire in tenda e gli è piaciuto. Ma di certo lui non può
ricordare che ci aveva già dormito qualche mese prima di nascere…
(flashback)
13 agosto 2008
Siamo da qualche
parte nel nord dell’Islanda. La località si chiama Hvammstangi, per la
precisione. Sappiamo che c’è un campeggio perché ce l’ha detto la Lonely Planet,
e lo stiamo cercando. Le strade della cittadina sono deserte, le case sono
arredate e ben curate ma sembrano anch’esse deserte, un po’ come se l’intera
popolazione fosse andata via da poco.
Trovato.
Il campeggio è
aperto solo nei mesi estivi (del resto, è già da pazzi campeggiare in Islanda d’estate,
figuriamoci in autunno o inverno), per il resto del tempo svolge la funzione di
scuola pubblica.
E, come il resto
della città, è deserto. Nessuno alla reception, nessuna tenda. Ma è aperto e
quindi entriamo. Se non incontreremo nessuno fino a domani mattina, lasceremo i
soldi da qualche parte come abbiamo già fatto una volta in Norvegia.
Il tempo, che
prima era abbastanza soleggiato, sta per cambiare per la nona volta oggi. Il
vento forte porta molte nuvole e qualche goccia di pioggia. Studiamo la
sistemazione della tenda in modo che da un lato sia protetta dalla nostra auto,
dall’altro da una siepe, così il vento non ci darà fastidio.
Oltre il prato
del campeggio c’è un cimitero. Di certo stanotte non avremo il problema dei
vicini che fanno casino, dice mia moglie. Speriamo, dico io.
Andiamo a fare la
doccia. Nel frattempo qualcuno è arrivato e sta montando un’altra tenda. Sono
le prime persone che incontriamo da quando siamo a Hvammstangi.
Usciti dal locale
doccia, ci viene incontro un signore di mezza età dall’aspetto inquietante. In
un primo momento mi è sembrato che si fosse materializzato dal nulla. Ha in
mano una specie di registratore di cassa portatile e, parlando a monosillabi,
ci chiede i soldi per il pernottamento. Allora non è un fantasma, pensiamo.
Oppure è il fantasma che gestisce il campeggio.
C’è anche un
locale cucina, che utilizziamo per preparare la cena. Mentre aspetto che sia
pronto, mi guardo in giro. Trovo una guida telefonica e le do un’occhiata per
curiosità. Ce n’è una sola per tutta l’Islanda (basta e avanza, dato che ci
sono in totale circa 300000 abitanti), ma la cosa più strana è che le voci sono
ordinate per nome. Non tanto strana, se pensiamo che il cognome in Islanda non è
altro che il nome del padre. Vediamo se trovo il numero di Björk... Allora, ci
sono ben quattro Björk Guðmundsdóttir a Reykjavík, chissà quale sarà quella
giusta. E chissà se sarà a casa, immagino piuttosto che sia in tour da qualche
parte nel mondo.
Dopo la cena
usciamo a fare una passeggiata per le vie, non più completamente deserte, della
cittadina. Il tempo nel frattempo è cambiato per la decima ed ultima volta oggi
e il cielo è di nuovo sereno.
Il porticciolo è
l’unica zona degna di nota. Tra le barche colorate galleggiano strane meduse
che sembrano anch’esse dei fantasmi. Non pensavo che ci fossero così tante
meduse nei mari freddi.
Torniamo al
campeggio, dentro la nostra 2 Seconds compagna di mille avventure, sicuri che
stanotte nessuno ci disturberà.
(fine flashback)
(continua)
Colazione in tenda :)
Medusa fantasma
Tra un campeggio e l'altro si vedevano questi panorami:




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