(o non se ne sono
mai andati)
Grazie, o
onnipresente Facebook, per i tuoi suggerimenti del tipo “<Tizio_a_caso> ha appena fatto
mi piace sul post <Pagina_a_caso_di_facebook>”. Se non sto attento, mi fai finire risucchiato in un
vortice che distrugge la mia produttività. D’accordo, qualcuno potrebbe
obiettare che, se stavo guardando i suggerimenti di Facebook, vuol dire che in
quel momento non ero già per nulla produttivo, e avrebbe ragione al 100% meno
epsilon, con epsilon piccolo a piacere.
Il suggerimento
di oggi mi porta indietro di oltre ventitré anni, quasi ventiquattro, e quindi
implicitamente mi fa sentire molto vecchio (grazie anche per questo,
Facebook!). In quel periodo avevo appena iniziato ad aggirarmi con aria a metà
tra l’incuriosito e lo sprovveduto tra enormi aule con emblematici nomi come A1, A2 o EF1, EF2, collegate tra loro da lunghissimi e affollatissimi corridoi perennemente
illuminati alla luce del neon, su cui si aprivano poche finestre a oblò che
davano il nome all’intero complesso di edifici, la Nave.
Ed io, in quella
nave, ho passato gran parte dei miei successivi sei anni, che di certo mi hanno
segnato per tutta la vita (spero più in positivo che in negativo), incontrando
amici e personaggi strani e affrontando una serie apparentemente infinita di boss battle
esami.
Il personaggio
più strano era un certo Xxxxxxx Yyyy (non scrivo il nome per motivi di privacy,
ma chiunque abbia studiato ingegneria a Pavia non può non conoscerlo).
Anche senza la
descrizione che mi avevano fatto di lui gli studenti del primo anno fuoricorso,
non era uno che passava inosservato: età apparente quarant’anni (portati molto male)
o forse più, sciatto, trasandato e con in testa più forfora che capelli. Su di
lui correvano le voci più assurde: pare che avesse iniziato a studiare circa
vent’anni prima, che ogni tanto i professori lo inseguissero per i corridoi
proponendogli un 18 di misericordia, che si aggirasse di sera dalle parti della
stazione per chiedere passaggi per chissà dove o cercare compagni di studio.
All’esame di
Analisi 1 si presentò allo stesso appello a cui mi ero iscritto io. Ogni tanto notavo
con la coda dell’occhio che scriveva pagine e pagine di appunti fitti fitti.
Certo, se è da vent’anni che studia Analisi 1, pensavo, ne avrà imparate di cose,
anche solo per osmosi.
Ero ingenuo.
Il punteggio
dello scritto andava da -15 (se sbagliavi tutte le risposte) a 30. Bastava (è un eufemismo) fare 12
per essere ammessi all’orale. Il nostro Yyyy prese zero, quindi probabilmente
non rispose a nessun esercizio.
Zero? Ma almeno potevi
provarci, pensavo.
Ero ingenuo.
Con il passare
degli anni, mi aggiravo con aria sempre meno incuriosita e sprovveduta,
spostandomi in aule sempre più piccole con emblematici nomi come C1, C2 o E1, E2,
e persi di vista il nostro Yyyy, che immaginavo prima o poi avrebbe deciso di
ritirarsi e trovare la sua strada fuori da quei corridoi con oblò.
Sono ingenuo.
Oggi, 22
settembre 2015, Facebook mi fa gentilmente notare una foto postata da qualche
attuale studente, in cui un certo Xxxxxxx Yyyy, tramite un foglio scritto a
mano con la calligrafia tremolante che riconosco senza neanche pensarci un
istante, cerca persone per studiare Campi Elettromagnetici.
Throwback.
Ci sono ben due
cose inquietanti. La prima è che Xxxxxxx Yyyy studia ancora ingegneria
elettronica (ma quanti anni avrà adesso? Tra i sessanta e i settanta, se il
tempo passa nello stesso modo per tutti). La seconda è che, nel frattempo, ha
passato Analisi 1 e 2, ed è al terzo
anno. Wow.
Ce la farà a
laurearsi prima che il tempo scorra inesorabilmente? Io dico di sì: i miti non
muoiono mai.
(ma forse sono
solo molto ingenuo)

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