(continuazione di questo post)
Domenica 6
settembre 2015.
Torno a fare il
fotografo dilettante nella mia città, di ritorno dal viaggio in cui ho
attraversato quattro nuove (almeno per me) nazioni e passato dodici confini di
Stato.
Mi trovo ancora
in riva al fiume come a fine luglio, alla stessa ora di allora. Ma questa volta
è buio (le giornate si stanno accorciando), l’acqua non è così bassa e quieta
come la scorsa volta, e sembra che l’intera popolazione della provincia si sia
data appuntamento qui intorno.
Non riuscirò mai a capire la mia città,
semideserta per 363 sere all’anno e presa d’assalto nelle rimanenti due. Questa
è appunto una di quelle due sere. Per arrivare qui ho dovuto farmi strada tra
la gente, sperando di non colpire più o meno accidentalmente qualcuno con il
treppiede che ho nello zaino. Fortunatamente qui sotto non c’è la folla che
temevo di incontrare, ma solo due o tre fanatici che, a giudicare dalla loro
attrezzatura, hanno avuto la mia stessa idea.
L’acqua si tinge
soprattutto di rosso, ma anche di bianco, verde, blu e rosa.
Agorafobico e
poco ispirato a scrivere, lascio ancora parlare le immagini.






















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