Croazia, 15
agosto 2015.
Il paesaggio
cambia.
Lasciamo la costa
e la strada inizia a salire, e diventa più attorcigliata dei miei auricolari quando
li tiro fuori dallo zaino dopo qualche giorno in cui non li ho usati (vedi screenshot tratto da Google Maps):
Superato il
passo, iniziamo a incontrare le bancarelle dei venditori di miele.
Dopo i primi tre
giorni di viaggio, che ho passato sudando più che in Thailandia l’anno scorso,
mi stavo giusto chiedendo se prima o poi fosse arrivata una tregua dall’ondata
di caldo, ed ecco che il vento porta la risposta sotto forma di nuvole nere. Ci
fermiamo a comprare del miele qualche minuto prima che arrivi il temporale, il primo di una lunga serie. Da quel
momento in avanti infatti, le nuvole cercheranno di seguirci lungo tutto il nostro
viaggio, arrivando a volte prima di noi, a volte dopo. La cosa positiva è che
smetterò di sudare.
Le case sono
strane in questa regione.
Sono fatte di
grossi mattoni rossi e sembrano quasi tutte ancora in costruzione, anche se
chiaramente la maggior parte di esse sono abitate.
Man mano che ci
avviciniamo al parco, il paesaggio cambia ancora. Adesso sembra alpino. In
effetti siamo quasi a mille metri di altezza.
Chissà se ci sarà
posto nel campeggio?, ci chiediamo quando stiamo per arrivare alla nostra
destinazione di stasera (Camp Borje, parco nazionale di Plitvice).
…
C’è posto, e in
abbondanza.
Mi chiedo come
sia possibile, il 15 agosto, trovare un
campeggio ben organizzato, pulito, molto economico e quasi vuoto, in un posto
splendido vicino a un parco nazionale frequentato da un milione di turisti all’anno.
Le risposte possono essere molte, e tutte vere:
- non siamo al
mare
- i turisti
vengono qui con gite in giornata
- il tempo è
brutto
- in realtà erano
i campeggi dell’Istria ad essere troppo costosi e affollati
Fatto sta che
siamo arrivati presto e quindi abbiamo tutto il tempo per rilassarci, bere il nostro miglior caffè in polvere e provare le nuove stuoie di gommapiuma, comprate oggi in
previsione del fatto che il materasso gonfiabile della tenda ha una perdita e prima o
poi ci lascerà letteralmente con il sedere per terra(*1).
Qui vicino c’è
anche un ristorante che fa cucina tipica, ottimo direi.
Dopo una notte
fresca e leggermente piovosa, il giorno dopo non so che cosa aspettarmi.
Chi è già stato a
Plitvice, specialmente il mese di agosto, sa che troverà:
- turisti (molti)
- code
- difficoltà nel
trovare un parcheggio
- acqua, sia nei
laghi (meglio se ce n’è molta) sia sotto forma di pioggia (ma anche no)
- bastoncini per
selfie (l’oggetto che secondo me, meglio di qualunque altro, identifica il
degrado della civiltà umana)
- altri turisti
(ancora di più)
Però, è chiaro,
dipende anche da noi, dal nostro atteggiamento e da un minimo di accortezza fare
sì che l’esperienza sia positiva. Ho letto recensioni da una stella su tripadvisor:
il motivo? Lunghe code, personale scortese, costo eccessivo del biglietto, impossibile
fare foto perché è pieno di gente ovunque.
Lunghe code? Ci
può stare, è il 16 agosto e siamo in una località visitata da un milione di
turisti all’anno. E’ chiaro che, se si riesce ad arrivare il più presto possibile
al mattino, si trova meno coda.
Personale
scortese? Questa me la dovete spiegare.
Costo eccessivo:
certo 24 euro a testa non sono pochi, ma secondo me valgono lo spettacolo.
Impossibilità di
fare foto? Io ne ho fatte più di 100 senza inquadrare nemmeno una persona.
Basta trovare un posto libero o aspettare che quelli prima di voi finiscano di
fare la loro serie di selfie inutili (sperando che non siano un gruppo numeroso
di giapponesi(*2)).
Quante stelle
darei all’esperienza? Cinque. Ne darei una in meno solo per il cattivo tempo
(abbiamo fatto metà escursione sotto la pioggia) ma il meteo non deve contare
nel giudizio. Comunque avevo già fatto le foto migliori quando ha iniziato a
piovere.
…
(*1)
aggiornamento del 24 agosto:
il materasso gonfiabile della tenda ha resistito ottimamente quella notte, ma dopo
i due campeggi successivi la situazione è diventata insostenibile. Ora riposa
in pace in un cassonetto dell’area di servizio nei pressi di Ajdovščina
(Slovenia). R.I.P.
(*2)
(disclaimer: chiedo scusa in
anticipo se avete parenti o cari amici giapponesi). Ho una mia teoria,
ampiamente supportata da osservazioni pratiche, secondo cui un gruppo di N
giapponesi, per ogni posto che visita, fa le foto ricordo nel seguente modo:
- giapponese n. 1
fotografa giapponesi n. 2, 3, ... N davanti al soggetto
- giapponese n. 2
fotografa giapponesi n. 1, 3, ... N davanti al soggetto
…
- giapponese n. N
fotografa giapponesi n. 1, 2, ... N-1 davanti al soggetto
Il soggetto in
questione può essere qualsiasi cosa, dalla cascata più alta di tutta la Croazia
al semplice cartello con la mappa del parco o l’ingresso di un negozio di
souvenir (interessante, vero?).
Come si può intuire,
soprattutto in caso di gruppi numerosi, le foto tendono a crescere
esponenzialmente (e con esse l’attesa di chi segue).
Purtroppo, se il
gruppo in questione è dotato di bastoncino per selfie, scatterà lo stesso
almeno una foto per ogni componente del gruppo, perché non si sa mai.








Nessun commento:
Posta un commento