"È che non bisognerebbe mai
immaginarsi qualcosa troppo nel dettaglio perché l'immaginazione finisce per
mangiarsi tutto il terreno su cui una cosa potrebbe accadere." [Andrea de Carlo, Due di Due]
A febbraio dicevo di non avere fatto quasi niente, e intanto pensavo a dove avrei
potuto andare a fare foto il primo weekend senza pioggia, senza l’influenza e
senza altri impegni (intendiamoci, impegni a volte molto piacevoli, come le uscite infrasettimanali a due o le cene etniche tra amici). Ma il problema di
quando penso troppo è che mi immagino le cose nel dettaglio, creo aspettative
che si ingigantiscono sempre più ogni volta che ci penso e finiscono per
diventare del tutto irrealistiche (nel caso specifico, l’aspettativa che mi
sono creato ha finito per assumere l’inquietante aspetto di una foto perfetta
in cui un soggetto interessante è retroilluminato dalle migliaia di tonalità di
colore del tramonto più spettacolare che l’occhio umano abbia mai osservato,
mentre i 30+ secondi di esposizione dissolvono l’acqua in primo piano in una
nuvola indistinta di vapore e colori sfumati). Mentre nella realtà provo a fare
qualcosa e arrivo da qualche parte che spesso non è dove intendevo arrivare, ma
in fondo va bene così. La sostanza di questo mio assurdo discorso è che nei
weekend di marzo (e a volte anche durante la settimana, mentre tornavo a casa
dal lavoro, approfittando del fatto che le giornate si sono allungate) ho
finalmente ripreso ad andare in giro non appena potevo e ho fatto molte foto, la
maggior parte delle quali mi sembrava fantastica dopo la prima occhiata sul
display della reflex, molto meno sullo schermo del PC. Mi sono comunque ripromesso
di stamparne qualcuna per vedere che effetto fanno su carta.
- Prima parte: fuori dall’acqua (6 marzo)
Di come un cielo
grigio, freddo, umido e nebbioso ma senza precipitazioni sia quasi un sollievo
per chi era ormai abituato alla pioggia. Di insoliti dialoghi riguardanti la
vita nel Bronx cittadino e le capre raffigurate nei mosaici medievali. E di
come mi stanco presto del grigiore e mi rifugio nella chiesa più bella di Pavia
(che è anche quella in cui mi sono sposato) scoprendo tra l’altro una piccola
mostra fotografica nella cripta, che mi ha dato l’ispirazione per nuove
inquadrature.
- Seconda parte: luci, ombre e prospettive (12 marzo)
- Terza parte: “Not all those who wander are lost” (20 marzo)
- Quarta parte: ostinato (in corso)
Anche le anatre accampate
sulla riva del fiume ormai si staranno chiedendo chi è quel tizio che arriva in
bici appena prima del tramonto e fotografa sempre più o meno la stessa cosa,
neanche fosse Monet con la cattedrale di Rouen, e infine se ne va senza
lasciare nemmeno una briciola di pane.
- Quinta parte: Pasqua con i suoi (in programma il prossimo weekend)
Non aspettatevi
foto. Più che il cattivo tempo, credo che sarà la polenta taragna a distogliermi
dalle uscite ;)











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