giovedì 14 aprile 2016

Street photography?



Sto cercando di cambiare soggetto.

Inseguirò ancora il tramonto perfetto (ne ho visto uno l’altro ieri tornando a casa dal lavoro, ma: 1) avevo solo lo smartphone; 2) ero troppo alterato dopo l’ennesimo viaggio da incubo sui treni) e fotograferò ancora il Ponte Coperto, nonostante ormai persino mio figlio mi dica “Sempre il solito ponte…”, ma non sono più attratto dalle foto in cui ci sono solo bei colori e bella luce, mi piacerebbe saper raccontare delle storie per immagini.
Forse anche per questo motivo ho iniziato a interessarmi di street photography. 

Credo che comunque non diventerò mai un fotografo di persone: primo perché sono troppo timido per puntare la reflex in faccia a qualsiasi sconosciuto, e anche alle persone che conosco bene riesco al massimo a fare una foto decente su dieci tentativi; secondo perché ai ritratti preferisco i paesaggi, le linee geometriche, i riflessi, luci e ombre. Certo, se per caso o per scelta inserisco anche qualche persona (come il ciclista della foto di Aquileia) l’immagine ne guadagna, ma probabilmente non è street photography vera e propria. In ogni caso, quello che sto imparando dalle mie letture sul tema è che non bisogna fossilizzarsi su generi prestabiliti ma fare ciò che piace, anche se questo vuol dire infrangere le regole. Ad esempio…

Domenica 3 aprile

La strada che percorro oggi prevede di stare lontano dal “solito ponte” e dai tramonti perfetti (il cielo coperto e inespressivo mi aiuta), ma piuttosto segue ricordi che il tempo non ha sbiadito ma solo levigato e cattura cortili semivuoti, messaggi subliminali, statue che fanno il dito medio, e persone, sì, anche persone, ma inquadrate da lontano. Alla fine mio figlio mi dirà che le foto in bianco e nero sono “noiose” (certo, un bambino di sette anni non può apprezzare l’assenza di colori) ma le altre gli piacciono.

Ah, sono anche andato a vedere una mostra (di foto della via Francigena), come dicevo nello scorso post.















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