Sto cercando di
cambiare soggetto.
Inseguirò ancora
il tramonto perfetto (ne ho visto uno l’altro ieri tornando a casa dal lavoro,
ma: 1) avevo solo lo smartphone; 2) ero troppo alterato dopo l’ennesimo viaggio
da incubo sui treni) e fotograferò ancora il Ponte Coperto, nonostante ormai
persino mio figlio mi dica “Sempre il solito ponte…”, ma non sono più attratto
dalle foto in cui ci sono solo bei colori e bella luce, mi piacerebbe saper raccontare
delle storie per immagini.
Forse anche per
questo motivo ho iniziato a interessarmi di street photography.
Credo che
comunque non diventerò mai un fotografo di persone: primo perché sono troppo
timido per puntare la reflex in faccia a qualsiasi sconosciuto, e anche alle persone
che conosco bene riesco al massimo a fare una foto decente su dieci tentativi;
secondo perché ai ritratti preferisco i paesaggi, le linee geometriche, i
riflessi, luci e ombre. Certo, se per caso o per scelta inserisco anche qualche
persona (come il ciclista della foto di Aquileia) l’immagine ne guadagna, ma probabilmente
non è street photography vera e propria. In ogni caso, quello che sto imparando
dalle mie letture sul tema è che non bisogna fossilizzarsi su generi
prestabiliti ma fare ciò che piace, anche se questo vuol dire infrangere le regole.
Ad esempio…
Domenica 3 aprile
La strada che
percorro oggi prevede di stare lontano dal “solito ponte” e dai tramonti
perfetti (il cielo coperto e inespressivo mi aiuta), ma piuttosto segue ricordi
che il tempo non ha sbiadito ma solo levigato e cattura cortili semivuoti,
messaggi subliminali, statue che fanno il dito medio, e persone, sì, anche persone,
ma inquadrate da lontano. Alla fine mio figlio mi dirà che le foto in bianco e
nero sono “noiose” (certo, un bambino di sette anni non può apprezzare l’assenza
di colori) ma le altre gli piacciono.
Ah, sono anche
andato a vedere una mostra (di foto della via Francigena), come dicevo nello
scorso post.





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