2 febbraio 2015
(ieri)
Mi capita di
leggere un articolo di LegaNerd che parla di International Team.
Inizio a sentire
un leggerissimo ronzio provenire da una grande distanza (una grande distanza nel tempo,
come avrei scoperto qualche istante più tardi).
Il ronzio si fa
sempre più forte.
International
Team? Perché questo marchio dovrebbe dirmi qualcosa?
Il ronzio diventa
un rumore assordante, come quello di una cascata che si trova oltre una diga
che è stata aperta appena qualche istante prima.
E
improvvisamente, dall’acqua emergono archivi.
Ricordi.
Parole chiave.
Scatole
contenenti tabelloni, pedine (MOLTE pedine) e dadi.
Zargo’s Lords.
Blue Stones. Jena. Napoleon. Okinawa. Iliad. Landsknecht. Fief. Little Big
Horn. E altri ancora.
Per chi non lo
sapesse, quelli erano i wargame e giochi di strategia da tavolo che, insieme a
D&D e Cry Havoc hanno cancellato ogni traccia di vita sociale durante i
miei teen-ages reso interessante e piena di fantasia la mia vita da
teenager.
Col passare degli anni i ricordi, quando riaffiorano, fanno sempre più rumore e mi
lasciano sempre più stordito, piacevolmente stordito da continui flashback,
incapace di pensare al presente. O meglio, come in questo caso, convinto che il presente sia la
seconda metà degli anni ’80. Sto camminando verso la stazione come tutte le
sere, ma a tratti immagino di essere il me stesso quattordicenne occhialuto e geek che sta attraversando
Piazza Vittoria diretto al negozio La Cicogna, quando il negozio si trovava ancora
in via Omodeo prima di essere distrutto dal crollo della Torre Civica (ma
questa è un’altra storia), per vedere se era arrivato qualche nuovo gioco in
scatola di International Team, ammirarlo a lungo, desiderarlo, e possibilmente
alla fine convincere i genitori a finanziare l’incauto acquisto del gioco in
questione.
Fatto sta che,
andando avanti a leggere l’articolo, ho scoperto che la IT è fallita alla fine
degli anni ’80 e ora i suoi giochi si vendono su ebay anche a 120 euro la
scatola.
Io dovrei averne
ancora quattro o cinque, ma non ho nessuna intenzione di venderli, anzi il geek
che è in me vorrebbe comprarne altri. Il non-geek però ha un lavoro e una
famiglia e crede che Rome Total War / Europa Barbarorum sia più che sufficiente
come massacratore di vita sociale passatempo. Entrambi comunque, il geek
e il non-geek, sognano di fare una partita a Fief o Landsknecht con il proprio
figlio tra qualche anno, quando sarà cresciuto abbastanza…
(la foto è mia - via Flickr)

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