martedì 3 febbraio 2015

Goodbye social life



2 febbraio 2015 (ieri)
Mi capita di leggere un articolo di LegaNerd che parla di International Team.
Inizio a sentire un leggerissimo ronzio provenire da una grande distanza (una grande distanza nel tempo, come avrei scoperto qualche istante più tardi).
Il ronzio si fa sempre più forte.
International Team? Perché questo marchio dovrebbe dirmi qualcosa?
Il ronzio diventa un rumore assordante, come quello di una cascata che si trova oltre una diga che è stata aperta appena qualche istante prima.
E improvvisamente, dall’acqua emergono archivi. 
Ricordi. 
Parole chiave. 
Scatole contenenti tabelloni, pedine (MOLTE pedine) e dadi.
Zargo’s Lords. Blue Stones. Jena. Napoleon. Okinawa. Iliad. Landsknecht. Fief. Little Big Horn. E altri ancora.
Per chi non lo sapesse, quelli erano i wargame e giochi di strategia da tavolo che, insieme a D&D e Cry Havoc hanno cancellato ogni traccia di vita sociale durante i miei teen-ages reso interessante e piena di fantasia la mia vita da teenager.
Col passare degli anni i ricordi, quando riaffiorano, fanno sempre più rumore e mi lasciano sempre più stordito, piacevolmente stordito da continui flashback, incapace di pensare al presente. O meglio, come in questo caso, convinto che il presente sia la seconda metà degli anni ’80. Sto camminando verso la stazione come tutte le sere, ma a tratti immagino di essere il me stesso quattordicenne occhialuto e geek che sta attraversando Piazza Vittoria diretto al negozio La Cicogna, quando il negozio si trovava ancora in via Omodeo prima di essere distrutto dal crollo della Torre Civica (ma questa è un’altra storia), per vedere se era arrivato qualche nuovo gioco in scatola di International Team, ammirarlo a lungo, desiderarlo, e possibilmente alla fine convincere i genitori a finanziare l’incauto acquisto del gioco in questione.
Fatto sta che, andando avanti a leggere l’articolo, ho scoperto che la IT è fallita alla fine degli anni ’80 e ora i suoi giochi si vendono su ebay anche a 120 euro la scatola.
Io dovrei averne ancora quattro o cinque, ma non ho nessuna intenzione di venderli, anzi il geek che è in me vorrebbe comprarne altri. Il non-geek però ha un lavoro e una famiglia e crede che Rome Total War / Europa Barbarorum sia più che sufficiente come massacratore di vita sociale passatempo. Entrambi comunque, il geek e il non-geek, sognano di fare una partita a Fief o Landsknecht con il proprio figlio tra qualche anno, quando sarà cresciuto abbastanza…

(la foto è mia - via Flickr)

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