Febbraio 2015
Siamo a casa.
Mentre leggo notizie a caso su internet, ne trovo una che attira
particolarmente la mia attenzione.
Dico a V. –
Sapevi che hanno da poco scoperto le rovine di una città romana?
- Dove?
- Vicino a
Bangkok.
- Che cosa
aspettiamo ad andarci?
…
Nella scena
successiva siamo appena usciti in superficie da una scalinata. La scalinata è
moderna e conduce a una metropolitana o un treno sotterraneo. Ci guardiamo in
giro e ben presto scopriamo di avere sbagliato coordinate. Potrebbe essere la
periferia di Bangkok, ma non c’è nessuna traccia delle rovine romane.
Le strade sono
tenute male e piene di fango. Le poche abitazioni sono di legno con il tetto di
paglia. Poco più avanti c’è una collina.
Sappiamo che non
possiamo tornare indietro dalla strada che abbiamo fatto per arrivare qui.
E non c’è neanche
l’ombra di un tuk-tuk che può portarci altrove.
(detto tra noi,
non c’è neanche l’ombra di un essere umano in giro per le strade.)
Iniziamo a
incamminarci lungo una strada leggermente in discesa.
…
Sono le sei e
trenta e, come ogni giorno dal lunedì al venerdì, spengo la sveglia e mi alzo
dal letto senza molta convinzione, dato che a quest’ora ho sempre troppo sonno
per essere convinto di alcunché.
I pensieri e i
ricordi riaffiorano molto lentamente.
Ieri sera prima
di andare a letto, mentre chiudevo Europa Barbarorum dopo avere spostato le mie
legioni romane verso oriente entrando in Mesopotamia, credo di avere pensato
per caso a qualche episodio del mio recente viaggio in Thailandia.
Nella mia mente
deve esserci un frullatore, o un centrifugatore, che si accende solo di notte.
Il frullato o centrifugato che si ottiene è la materia di cui sono fatti i
sogni.
(con buona pace
di William S.)
Wat Pho, Bangkok, 18 agosto 2014 (la mia foto in formato originale è su Flickr)

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