lunedì 23 febbraio 2015

La materia di cui sono fatti i sogni



Febbraio 2015

Siamo a casa. Mentre leggo notizie a caso su internet, ne trovo una che attira particolarmente la mia attenzione.


Dico a V. – Sapevi che hanno da poco scoperto le rovine di una città romana?
- Dove?
- Vicino a Bangkok.

- Che cosa aspettiamo ad andarci?




Nella scena successiva siamo appena usciti in superficie da una scalinata. La scalinata è moderna e conduce a una metropolitana o un treno sotterraneo. Ci guardiamo in giro e ben presto scopriamo di avere sbagliato coordinate. Potrebbe essere la periferia di Bangkok, ma non c’è nessuna traccia delle rovine romane.


Le strade sono tenute male e piene di fango. Le poche abitazioni sono di legno con il tetto di paglia. Poco più avanti c’è una collina.


Sappiamo che non possiamo tornare indietro dalla strada che abbiamo fatto per arrivare qui.


E non c’è neanche l’ombra di un tuk-tuk che può portarci altrove.


(detto tra noi, non c’è neanche l’ombra di un essere umano in giro per le strade.)


Iniziamo a incamminarci lungo una strada leggermente in discesa.


Sono le sei e trenta e, come ogni giorno dal lunedì al venerdì, spengo la sveglia e mi alzo dal letto senza molta convinzione, dato che a quest’ora ho sempre troppo sonno per essere convinto di alcunché.

I pensieri e i ricordi riaffiorano molto lentamente. 

Ieri sera prima di andare a letto, mentre chiudevo Europa Barbarorum dopo avere spostato le mie legioni romane verso oriente entrando in Mesopotamia, credo di avere pensato per caso a qualche episodio del mio recente viaggio in Thailandia.

Nella mia mente deve esserci un frullatore, o un centrifugatore, che si accende solo di notte. Il frullato o centrifugato che si ottiene è la materia di cui sono fatti i sogni.

(con buona pace di William S.)

Wat Pho, Bangkok, 18 agosto 2014 (la mia foto in formato originale è su Flickr)

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