Prima metà degli
anni novanta.
Sulla copertina
del CD c’era un bambino, di cui si vedeva solo metà viso, perché l’altra metà
era nascosta da un barattolo di vetro pieno di mosche.
Le note di
apertura iniziarono a diffondersi nella stanza come l’aroma di un bastoncino di
incenso. (In effetti, probabilmente mio fratello aveva acceso un bastoncino di
incenso, ma non ricordo esattamente). Pensai a spazi aperti, un cielo nuvoloso
ma limpido, una primavera appena iniziata, prati e alberi sparsi, un sentiero
che seguiva il corso lento e serpeggiante di un torrente di pianura. Un
paesaggio che non aveva niente di entusiasmante, ma per qualche ragione mi
piaceva. Lo stesso paesaggio che vedevo quando, in sella alla mia nuova
mountain bike, facevo lunghi giri del parco che avevo iniziato a frequentare
così spesso da considerarlo come un’estensione di casa mia. L’area verde che
non avevo mai avuto.
La mia vita proseguiva
come un lento torrente di pianura, esame dopo esame, piccola esperienza dopo piccola
esperienza.
Ben presto
adottai quel CD per i miei giri in mountain bike.
Quando (sempre
nello stesso parco) andavo a correre, di solito ascoltavo tutto l'album Badmotorfinger ad un volume sufficientemente alto da non farmi sentire né il rumore dei miei passi né il mio respiro.
E’ vagamente
inquietante pensare che adesso ho quasi il doppio degli anni che avevo allora. Sul
sentiero superavo famiglie con passeggini come se non fossero altro che
ostacoli, senza pensare che in futuro (come è realmente accaduto) avrei potuto
anch’io spingere un passeggino ed essere superato da corridori e ciclisti come
se non fossi altro che un ostacolo.
La prossima volta
che, in sella alla mia nuova vecchia mountain bike (la stessa di allora),
passerò dal parco, devo ricordarmi di caricare Jar of Flies sul lettore MP3 per
un giro commemorativo del me stesso ventiduenne a cui piaceva sognare ad occhi
aperti. Se lo incontro, gli dirò che sono riuscito a realizzare qualche sogno.
Il parco - da Flickr

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