L’anno nuovo è iniziato in modo strano.
Non c’è più
traccia delle macerie in cui era finito quello appena trascorso, ma ancora non
si vede un percorso ben definito, solo vaghe sensazioni, premonizioni.
Succederanno cose, dice l’indovino che è in me. Incontrerò persone di cui so
che mi innamorerò non appena le avrò guardate per la prima volta, dice il
romantico sfigato che è in me.
E’ una sera di metà gennaio e sto ascoltando musica
prima di uscire.
Stasera c’è una festa di compleanno. Sapevo da tempo
che ci sarebbe stato questo evento, dato che uno dei festeggiati è mio
fratello, ma stranamente oggi lo vedo solo come un diversivo, una deviazione dalla
strada che mi sembrava di avere iniziato a percorrere dall’inizio dell’anno.
Succederanno cose, pensavo, ma probabilmente non
stasera.
Esco.
Fuori fa freddo, ma non troppo. L’auto su cui mi
trovo si ferma davanti al cimitero. Un insolito punto di ritrovo per un
appuntamento, penso.
Quando, dopo pochi minuti, arriva una Ford Ka e si
affianca alla nostra, ho come una sensazione di déjà-vu, una lampadina che si
accende nella mia testa senza che mi venga in mente il perché.
Salutiamo e ci avviamo in carovana verso la cascina
in cui si terrà la festa.
Non mesta, spero.
Al nostro arrivo, inizio a guardarmi in giro e
salutare la numerosa compagnia che si è riunita qui.
Mi avvicino a una ragazza seduta su una sedia in un
angolo della stanza. La conosco solo di vista, ma senza alcun motivo apparente
decido di rivolgerle la parola come se fossimo vecchi amici:
“Come va?”
Non potevo immaginare
le conseguenze che quelle parole avrebbero avuto.
Mi sorride e iniziamo a parlare di noi, di musica,
di viaggi…
“Dove ci siamo incontrati prima di adesso?”, penso.
Ho un flash.
Lo scorso maggio, agli Orti Borromaici, c’era un concerto. Io arrivai lì di
corsa direttamente dal lavoro, incazzato nero, dopo avere attraversato in auto
un inferno che aveva le sembianze dell’hinterland milanese colpito da una
violenta grandinata.
Le nuvole iniziarono a diradarsi e infine a scomparire, e con esse il nero
del mio umore.
La vidi, e senza alcun motivo apparente le sorrisi.
Lei mi sorrise. Ricordo bene quel sorriso, lo stesso che adesso vedo ogni
giorno e ha il potere di diradare qualsiasi nuvola mi stia passando per la
mente.
Forse era quello il déjà-vu.
Non era certo quello dello scorso aprile, alla sua festa di laurea (in cui, come
ho scoperto più tardi, mi ha odiato perché io ero quello con la fidanzata pacco
che è arrivata dopo mezzanotte facendo ritardare il brindisi e il taglio della
torta).
E nemmeno, qualche mese ancora prima, a Spazio Musica, dove non ci siamo
quasi visti.
Ero in compagnia di
persone poco interessanti, secondo lei.
Né di certo qualche anno prima, a una lezione di matematica del primo
anno di biologia, in cui mi ero infiltrato insieme ai miei compagni di
ingegneria per fare i pirla.
Siete pessimi,
direbbe lei. Inqualificabili.
Se non riconosci la strada da percorrere, a volte è lei che riconosce te
e ti guida.
E così inizio a sentirmi guidato, verso qualcosa,
qualcuno.
Le parole mi escono da sole.
I bicchieri di vino si riempiono e si svuotano da
soli, sia il mio che il suo.
…
Improvvisamente gli invitati iniziano a lasciare la
festa. Sembrano passati solo pochi minuti, in realtà siamo qui da qualche ora.
Ci salutiamo. Chissà quando la rivedrò.
Torno a casa, vado a letto, e il giorno dopo (è
domenica) mi sveglio con il chiodo fisso.
Il chiodo fisso di quando incontro una persona che
mi interessa conoscere meglio e per questo non riesco a togliermela dalla
testa.
I giapponesi hanno un’espressione per questa mia
sensazione, che in italiano non sono riuscito a spiegare con parole esatte: koi no yokan.
Mio fratello va già oltre e dice che mi aggiro per
casa con aria assente.
A nulla serve, per distrarmi, iniziare un nuovo
torneo a Fifa 98 conducendo l’ennesima squadra materasso (oggi tocca al
Kazakhstan) dai gironi di qualificazione fino alla finale di Coppa del Mondo,
vincendola 1-0 con gol di un certo Nazarbayev su rigore.
Forse ci sentiremo via email (Facebook
e Whatsapp sarebbero stati creati qualche anno più tardi - n.d.A) e
forse ci rivedremo presto.
(continua)

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